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Provincia Autonoma di Trento
Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio
Codice dell'Urbanistica e dell'edilizia
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Atto: Decreto del presidente della provincia 13 luglio 2010, n. 18-50/Leg
Titolo: Disposizioni regolamentari di attuazione della legge provinciale 4 marzo 2008, n. 1 (Pianificazione urbanistica e governo del territorio)
Pubblicazione: B.U. 16 settembre 2010, n. 37, straordinario


Testo vigente dal 4 giugno 2014

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA 13 luglio 2010, n. 18-50/Leg

Disposizioni regolamentari di attuazione della legge provinciale 4 marzo 2008, n. 1 (Pianificazione urbanistica e governo del territorio)

(b.u. 16 settembre 2010, n. 37, straord.)

Capo I

Definizioni

Art. 1

Definizioni

1.   In questo regolamento sono utilizzate le seguenti abbreviazioni:

a)   la legge provinciale 4 marzo 2008, n. 1 (Pianificazione urbanistica e governo del territorio) è indicata come "legge urbanistica provinciale";

b)   l'allegato B (Norme di attuazione) della legge provinciale 27 maggio 2008, n. 5 (Approvazione del nuovo piano urbanistico provinciale) è indicato come "norme di attuazione";

c)   il piano urbanistico provinciale è indicato anche come "PUP";

d)   le commissioni per la pianificazione territoriale e il paesaggio delle comunità sono indicate anche come "CPC";

e)   i piani territoriali delle comunità sono indicati anche come "PTC".

Capo II

Pareri obbligatori sulla qualità architettonica e disposizioni di coordinamento delle autorizzazioni paesaggistiche con i pareri delle commissioni edilizie

Art. 2

Criteri generali per l'individuazione degli interventi edilizi rilevanti

1.   I piani territoriali delle comunità individuano gli interventi edilizi di particolare rilevanza sotto il profilo paesaggistico e architettonico, non ricadenti nelle aree soggette a tutela del paesaggio, da sottoporre al parere obbligatorio sulla qualità architettonica delle commissioni per la pianificazione territoriale e il paesaggio delle comunità, in base ai seguenti criteri generali:

a)   le nuove costruzioni e opere di infrastrutturazione del territorio, con esclusione di quelle meno rilevanti sotto il profilo paesaggistico e architettonico. Sono comunque esclusi gli interventi previsti da piani attuativi o da manuali tipologici;

b)   interventi che interessano edifici soggetti a restauro e risanamento conservativo, con esclusione dei progetti soggetti ad autorizzazione della competente soprintendenza ai sensi della legge provinciale sui beni culturali;

c)   interventi che interessano edifici soggetti a ristrutturazione che comportano rilevanti modifiche dei prospetti o di elementi decorativi o strutturali;

d)   opere e interventi pubblici di interesse locale, anche a carattere infrastrutturale, e sistemazioni territoriali che presentino una significativa incidenza sull'assetto paesaggistico o sotto il profilo architettonico, nonché progetti pubblici di riqualificazione di spazi urbani dei centri storici di particolare valenza architettonica.

2.   La rilevanza o significatività degli interventi può essere verificata, secondo modalità stabilite dalla comunità d'intesa con i comuni, anche sulla base di verifiche congiunte fra le relative strutture tecniche.

Art. 3

Rilascio del parere sulla qualità architettonica da parte della commissione edilizia comunale

1.   Ai sensi dell'articolo 8, comma 2, lettera c), della legge urbanistica provinciale, i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti possono attribuire, mediante specifica previsione del regolamento edilizio comunale, la competenza al rilascio dei pareri obbligatori sulla qualità architettonica alla commissione edilizia comunale.

Art. 4

Disposizioni di coordinamento in materia di autorizzazioni paesaggistiche e pareri delle commissioni edilizie

1.   Le commissioni edilizie comunali, in sede di rilascio dei pareri di competenza, non possono prevedere prescrizioni in contrasto con le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dagli organi competenti, di cui al capo II del titolo III della legge urbanistica provinciale, ovvero esprimersi in modo difforme dai contenuti delle predette autorizzazioni.

Art. 4 bis

Modulistica per la presentazione della domanda e disposizioni procedurali per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica

1.   Con deliberazione della Giunta provinciale sono approvati i modelli di domanda e la relativa documentazione per la presentazione della richiesta di autorizzazione paesaggistica agli organi competenti.

2.   Alla domanda di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica è allega una dichiarazione del progettista abilitato che assevera la conformità del progetto agli strumenti di pianificazione territoriale vigenti ed adottati. Fatti salvi i casi di progetti in deroga, se dalla predetta dichiarazione risulta che l'intervento non è conforme agli strumenti di pianificazione territoriale, l'organo competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica dichiara l'improcedibilità della domanda, dandone comunicazione agli interessati (1).

Capo III

Disposizioni diverse in materia di pianificazione territoriale

Art. 5

Procedura semplificata per la modificazione del piano urbanistico provinciale

1.   Ai sensi dell'articolo 15, comma 5, della legge urbanistica provinciale, nei casi in cui le norme di attuazione del piano urbanistico provinciale consentono alla Giunta provinciale di apportare integrazioni, specificazioni e modificazioni al piano urbanistico provinciale, senza ricorrere alle procedure di approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale previste dal comma 4 del medesimo articolo, l'approvazione dei relativi provvedimenti avviene nel rispetto della seguente procedura:

a)   la proposta di integrazione, specificazione o modificazione del PUP adottata dalla Giunta provinciale è depositata a disposizione del pubblico, per trenta giorni consecutivi, presso la struttura provinciale competente in materia di pianificazione urbanistica;

b)   il periodo di deposito decorre dal giorno successivo a quello di pubblicazione della deliberazione della Giunta provinciale nel Bollettino ufficiale della Regione. La data di deposito è resa nota anche mediante avviso da pubblicare su almeno un quotidiano locale e sul sito web della Provincia;

c)   chiunque può prendere visione del progetto durante il periodo di deposito e presentare osservazioni nel pubblico interesse entro trenta giorni dalla scadenza dello stesso;

d)   per i fini di cui alla lettera c) la proposta di provvedimento adottata è trasmessa alle comunità, ai comuni e agli enti parco interessati che possono presentare osservazioni nei termini stabiliti dalla lettera c) medesima;

e)   contemporaneamente al deposito, la Giunta provinciale trasmette la proposta di integrazione, specificazione o modificazione del PUP adottata alla commissione provinciale per l'urbanistica e il paesaggio ed al Consiglio delle autonomie locali, che si esprimono entro sessanta giorni dalla richiesta, decorsi i quali si prescinde dal parere;

f)   la Giunta provinciale approva nei trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui alla lettera d) la proposta di integrazione, specificazione o modificazione del piano urbanistico provinciale, tenendo conto dei pareri e delle osservazioni eventualmente pervenute;

g)   le deliberazioni di approvazione delle proposte di integrazione, specificazione o modificazione del PUP entrano in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione e sono rese note mediante avviso su almeno un quotidiano locale e sul sito web della Provincia.

Art. 6

Disposizioni in materia di varianti ai piani regolatori generali

1.   Ai sensi dell'articolo 33, comma 2, della legge urbanistica provinciale, questo articolo individua le varianti urgenti, le varianti non sostanziali e le varianti di adeguamento ad obblighi derivanti dal vigente ordinamento non computabili ai fini del rispetto del numero massimo di tre varianti in un biennio e adottabili nel semestre che precede il rinnovo del consiglio comunale.

2.   Si considerano urgenti le varianti conseguenti alle sentenze di annullamento di provvedimenti aventi ad oggetto specifiche previsioni urbanistiche nonché le varianti richieste per far fronte ad esigenze di carattere straordinario ed indifferibile, adeguatamente motivate, per la tutela di rilevanti interessi pubblici.

3.   Si considerano varianti non sostanziali quelle conseguenti all'approvazione dei piani attuativi che, ai sensi dell'articolo 38, comma 5, della legge urbanistica provinciale, richiedono delle modifiche alle previsioni del piano regolatore generale per una più razionale programmazione degli interventi.

4.   Si considerano varianti di adeguamento ad obblighi derivanti dal vigente ordinamento:

a)   le varianti recanti la nuova disciplina, ai sensi dell'articolo 52, comma 8 della legge urbanistica provinciale, delle aree interessate dalla scadenza dei termini di cui ai commi 2, 3, 4, 5 e 6 del medesimo articolo 52 della legge urbanistica provinciale, ai sensi del comma 8 del medesimo articolo;

b)   le varianti in materia di residenza ordinaria e alloggi per il tempo libero e vacanze, previste dall'articolo 57 della legge urbanistica provinciale;

c)   le varianti richieste per l'attuazione dei patti territoriali, ai sensi dell'articolo 12 ter della legge provinciale 8 luglio 1996, n. 4;

d)   le altre varianti di adeguamento obbligatorio previste da disposizioni di legge, di regolamento o da provvedimenti amministrativi generali della Giunta provinciale.

5.   Nella deliberazione di adozione delle varianti ai piani regolatori generali sono espressamente indicate le varianti già adottate e le motivazioni circa l'esistenza di una delle condizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 che escludono il rispetto dei limiti previsti dall'articolo 33, comma 2, della legge urbanistica provinciale.

Art. 6 bis

Disposizioni transitorie in materia di procedimento di approvazione dei piani regolatori generali

1.   Le disposizioni di cui all'articolo 31, comma 5 bis, della legge urbanistica provinciale si applicano anche con riferimento alle corrispondenti disposizioni transitorie di approvazione dei piani regolatori generali di cui all'articolo 148, comma 5, lettera d), della legge urbanistica provinciale (2).

Art. 7

Disposizioni concernenti i comuni ricadenti nel parco nazionale dello Stelvio

1.   Per i fini previsti dall'articolo 37, comma 4, della legge urbanistica provinciale, i comuni il cui territorio ricade anche nel parco nazionale dello Stelvio trasmettono al parco, contemporaneamente al deposito previsto dall'articolo 31, comma 2, della medesima legge, il progetto di piano regolatore generale adottato, per l'acquisizione del parere del comitato di gestione, che si esprime entro novanta giorni dal ricevimento; decorso inutilmente tale termine il comune può procedere all'adozione definitiva del piano regolatore generale.

Capo IV

Disposizioni in materia di piani attuativi

Art. 8

Piani attuativi

1.   Questo capo reca le disposizioni regolamentari in materia di piani attuativi di iniziativa privata, di iniziativa pubblica e di iniziativa mista pubblico-privata disciplinati dal capo IX del titolo II della legge urbanistica provinciale.

Art. 9

Obblighi, facoltà ed effetti dei piani attuativi

1.   Nei casi in cui il piano regolatore generale preveda l'obbligo di approvazione di un piano attuativo senza specificarne la tipologia, spetta all'amministrazione comunale la scelta del tipo di piano ritenuto più idoneo rispetto alle previsioni edificatorie dell'area.

2.   La formazione di un piano attuativo, ove ritenuta opportuna per una migliore programmazione degli interventi, può comunque essere promossa dal comune o da soggetti privati, anche se non prevista come obbligatoria dal piano regolatore generale.

3.   Fermo restando quanto previsto dall'articolo 52, comma 7, lettera d) della legge urbanistica provinciale, fino all'approvazione del piano attuativo obbligatorio sono consentite, oltre agli interventi previsti dall'articolo 38, comma 3, della medesima legge, l'attività di coltivazione dei fondi e le sistemazioni agrarie nel rispetto delle condizioni previste dall'articolo 97, comma 1, lettera d) della medesima legge e dalle relative disposizioni di attuazione.

4.   Con riferimento all'obbligatorietà dei piani di lottizzazione prevista dall'articolo 42, comma 2, lettera a), della legge urbanistica provinciale, si definisce:

a)   pluralità di edifici: l'insieme di edifici che richieda una progettazione unitaria dei loro caratteri tipologici e architettonici o dello spazio pubblico che concorre a formare;

b)   rilevante insieme di unità a scopo abitativo o produttivo: l'insieme di unità immobiliari, anche appartenenti ad un unico edificio, la cui dimensione complessiva sia incompatibile con le opere di urbanizzazione primaria esistenti e comporti quindi la formazione di un piano attuativo per il loro adeguamento.

5.   L'estensione superiore ai 5.000 metri quadrati, di cui all'articolo 42, comma 2, lettera b), della legge urbanistica provinciale, si intende riferita alla superficie fondiaria.

5 bis. Per i piani attuativi approvati prima della data di entrata in vigore del presente regolamento, che abbiano già adeguatamente disciplinato le modalità di realizzazione degli interventi nelle aree interessate, il comune può prescindere dalla formazione di comparti edificatori, ancorché previsti dal piano regolatore generale o dal piano attuativo. In tal caso il rilascio del titolo edilizio è subordinato alla sola stipula di una convenzione con il comune per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione, ai sensi dell'articolo 104 della legge urbanistica provinciale (3).

Art. 10

Elementi dei piani attuativi

1.   I piani attuativi, siano essi di iniziativa pubblica, di iniziativa privata o di iniziativa mista pubblico-privata, sono costituiti dalle seguenti rappresentazioni grafiche:

a)   stralcio delle previsioni degli strumenti di pianificazione locale in scala adeguata relativo alla zona oggetto del piano, esteso anche alle zone adiacenti in modo che risultino chiare le relazioni morfologiche, insediative e funzionali con le altre parti del territorio comunale;

b)   planimetria generale descrittiva dello stato di fatto della zona interessata dall'intervento, con relativi dati catastali, comprendente le proprietà soggette al piano attuativo in scala adeguata alle dimensioni dell'area interessata al piano;

c)   rilievo planialtimetrico quotato dell'area interessata in scala adeguata. Qualora sia prevista la modifica della quota della superficie del terreno naturale, la documentazione plani-altimetrica deve essere estesa anche alle zone adiacenti al perimetro del piano attuativo, al fine di motivare adeguatamente la necessità della predetta modifica in relazione a particolari caratteristiche morfologiche dei siti e alle quote delle strade, delle infrastrutture e dei terreni confinanti;

d)   una o più planimetrie del progetto di piano in scala adeguata, con l'eventuale suddivisione in lotti e che rappresenti, nel rispetto delle prescrizioni del PRG e delle norme vigenti in materia, la larghezza delle vie e delle piazze ad uso sia pubblico che privato, gli spazi riservati al parcheggio, sia pubblico che privato, gli elementi di riferimento per la sistemazione degli spazi aperti, le distanze delle costruzioni dai cigli stradali, dai confini e tra i fabbricati, le altezze degli edifici e numero dei piani fuori terra;

e)   rappresentazioni grafiche atte a definire l'articolazione spaziale delle costruzioni, gli elementi costruttivi di riferimento, le forme e la distribuzione dei fori, la pendenza delle falde, la tipologia del tetto, i materiali e i colori;

f)   rappresentazione grafica degli edifici destinati a demolizione, a ricostruzione, a restauro, a risanamento o a ristrutturazione, le nuove costruzioni nonché le aree libere;

g)   rappresentazione grafica degli orientamenti e allineamenti degli edifici previsti;

h)   planivolumetria generale dell'intervento, ove ritenuta opportuna;

i)   progetto delle opere di urbanizzazione;

j)   le norme di attuazione;

k)   eventuali comparti edificatori.

2.   I piani attuativi precisano la destinazione d'uso delle singole aree, con l'indicazione della tipologia edilizia e dei relativi parametri; qualora il piano riguardi il recupero del patrimonio edilizio esistente, esso individua anche le destinazioni d'uso dei singoli piani degli edifici nonché l'entità percentuale delle aree da riservare alle diverse destinazioni d'uso.

3.   I piani attuativi possono stabilire, all'interno del perimetro dell'area considerata, distanze tra gli edifici inferiori a quelle indicate nella deliberazione della Giunta provinciale attuativa dell'articolo 58 della legge urbanistica provinciale, purché contengano precise previsioni planivolumetriche.

4.   I piani attuativi sono accompagnati da:

a)   la relazione tecnico descrittiva riportante:

1)   i dati tecnico-urbanistici degli interventi in riferimento agli strumenti di pianificazione territoriale e la descrizione dei criteri seguiti per rendere coerente il progetto di insediamento con il contesto territoriale interessato;

2)   uno stralcio delle norme di attuazione degli strumenti di pianificazione locale vigenti ed adottati relative alla zona oggetto del piano, esteso anche alle zone adiacenti, in modo da evidenziare le connessioni con le altre parti del territorio comunale;

3)   l'analisi del rispetto degli standard urbanistici;

4)   uno studio sull'orientamento degli edifici più opportuno ai fini del risparmio energetico e sulle misure adottate per il miglior inserimento degli interventi edilizi nel contesto sotto il profilo paesaggistico ed ambientale;

b)   le norme di attuazione, comprensive dell'eventuale individuazione, nel rispetto delle condizioni previste dall'articolo 12, comma 2, delle previsioni del piano che possono essere oggetto di modifiche non sostanziali in fase di esecuzione, senza richiedere una variante formale al piano medesimo;

c)   la perizia geologica dell'area.

5.   I piani attuativi di iniziativa privata e di iniziativa pubblico-privata sono accompagnati da uno schema di convenzione che regoli i rapporti tra gli interessati e il comune. Per i piani attuativi che richiedono l'esecuzione di opere di urbanizzazione si fa riferimento allo schema di convenzione previsto all'articolo 11.

6.   Ai fini dell'approvazione, i piani attuativi sono accompagnati altresì:

a)   da nulla osta, autorizzazioni ed altri atti di assenso previsti dall'articolo 101 della legge urbanistica provinciale;

b)   da documentazione attestante il titolo di proprietà o altro titolo idoneo ad intervenire sulle aree interessate dal progetto. La presente lettera non si applica alle opere pubbliche.

7.   I regolamenti edilizi comunali precisano ed integrano le disposizioni di questo articolo per quanto riguarda l'individuazione degli elementi dei piani attuativi. La Giunta provinciale può approvare specifiche linee guida per la formazione dei piani attuativi.

7 bis. Qualora il piano attuativo preveda la cessione di aree al comune, la convenzione, per il contenuto di contratto preliminare, è resa pubblica mediante annotazione nel libro fondiario, ai sensi degli articoli 1351 e 2645 bis del codice civile (4).

Art. 11

Contenuti dello schema di convenzione

1.   Lo schema di convenzione relativo ai piani attuativi che richiedono l'esecuzione di opere di urbanizzazione indica:

a)   l'assunzione a carico del proprietario degli oneri di urbanizzazione primaria ed eventualmente secondaria, nonché, ove richiesta dal comune, la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie, che sono individuate in una apposita planimetria. Tutte le opere di urbanizzazione devono essere iniziate prima o contestualmente alla costruzione degli edifici serviti dalle opere stesse;

b)   i termini, non superiori a dieci anni, dalla data di approvazione definitiva del piano, entro i quali devono essere realizzate le opere di urbanizzazione primaria ed eventualmente secondaria;

c)   l'assunzione a carico del proprietario del contributo di concessione, ridotto della parte relativa all'incidenza delle spese di urbanizzazione primaria ed eventualmente secondaria che gli interessati si impegnano a realizzare ovvero del minor costo di realizzazione delle opere stesse realizzate. Qualora le opere di urbanizzazione primaria possano essere utilizzate in tutto o in parte per successivi interventi edilizi anche da parte di terzi o qualora le stesse assumano particolare rilevanza economica, è possibile determinare in misura anche maggiore la riduzione del contributo. Le spese per l'esecuzione delle opere di allacciamento ai pubblici servizi sono totalmente a carico dei soggetti interessati, senza alcun diritto alla riduzione del contributo di concessione. Qualora le opere di urbanizzazione siano eseguite dal comune, il contributo di concessione è dovuto per intero e l'amministrazione comunale, in sede di approvazione del piano, può stabilire di aumentarne l'importo fino ad un massimo del 30 per cento in relazione alla natura dell'insediamento, alle caratteristiche geografiche della zona ed allo stato delle opere di urbanizzazione;

d)   le garanzie finanziarie per l'adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione di importo pari al 100 per cento del costo delle opere di urbanizzazione, così come quantificato nel computo metrico-estimativo allegato al progetto; tale importo può essere maggiorato in base all'aumento dei costi prevedibile fino al termine fissato per la loro realizzazione. In caso di trasferimento delle aree oggetto della convenzione, le garanzie già prestate non si estinguono e il fideiussore non può essere liberato, neanche parzialmente, se non dopo che l'avente causa, a qualsiasi titolo, abbia prestato a sua volta idonee garanzie, a sostituzione o integrazione delle prime. La garanzia può essere ridotta in corso d'opera, su richiesta degli interessati, quando una parte funzionale ed autonoma delle opere sia stata realizzata e, previo collaudo anche parziale, il comune ne abbia accertato la regolare esecuzione;

e)   i termini per l'effettuazione del collaudo tecnico delle opere di urbanizzazione realizzate dai privati a cura del comune e a spese degli interessati. Nel caso di un'opera o di un insieme di opere che risultino autonomamente funzionali, può essere motivatamente disposto il collaudo parziale, su richiesta motivata degli interessati o del comune;

f)   le sanzioni convenzionali a carico dei proprietari per l'inosservanza degli obblighi stabiliti nella convenzione, fatta salva l'applicazione delle sanzioni di legge per le ipotesi di abusi edilizi.

Art. 12

Varianti ai piani attuativi

1.   Nel periodo di efficacia decennale del piano attuativo i proprietari delle aree interessate hanno la facoltà di chiedere varianti al piano qualora, per motivi derivanti da necessità di natura tecnico-costruttiva o per mutate esigenze funzionali, si renda necessario eseguire le opere in modo diverso da quanto previsto. Tali varianti sono approvate con la stessa procedura relativa al piano attuativo e devono risultare conformi agli strumenti urbanistici e alle leggi e regolamenti in vigore al momento della richiesta, nonché essere sottoscritte da tutti i proprietari. Qualora le varianti incidano sulla realizzazione delle opere di urbanizzazione si procede anche alla modifica della convenzione.

2.   Il piano attuativo può stabilire che determinate modifiche non sostanziali, individuate dal piano medesimo, possono essere effettuate in fase di esecuzione del piano senza richiedere una variante, sempreché le stesse non alterino in modo significativo l'impostazione tipologica degli edifici, non incidano sul dimensionamento globale degli insediamenti e non diminuiscano la dotazione di aree per servizi pubblici e di uso pubblico.

Art. 13

Effetti del piano attuativo scaduto

1.   L'avvenuta realizzazione delle opere di urbanizzazione nel termine di efficacia del piano attuativo consente la realizzazione degli interventi edilizi previsti dal piano medesimo anche dopo la scadenza del termine.

Art. 14

Termini per l'approvazione dei piani attuativi

1.   Nei casi in cui il piano regolatore generale prevede l'obbligo di formazione di un piano attuativo di iniziativa privata, il comune si esprime sulla richiesta di approvazione del piano da parte dei soggetti interessati entro il termine di sei mesi.

2.   Se il comune non provvede nei termini previsti dal comma 1, gli interessati possono richiedere l'intervento sostitutivo della Provincia ai sensi dell'articolo 140 della legge urbanistica provinciale.

Art. 15

Decadenza della previsione dell'obbligo di piano attuativo

1.   Decorso il termine per la presentazione del piano attuativo stabilito dall'articolo 52, comma 2, della legge urbanistica provinciale, l'area assoggettata all'obbligo di piano attuativo viene equiparata ad una zona priva di specifica destinazione urbanistica ed il comune deve ridisciplinare con variante al piano regolatore generale l'utilizzo urbanistico-edilizio dell'area mediante la reiterazione dell'obbligo di piano attuativo ovvero attraverso nuove previsioni urbanistiche. Nel frattempo le aree sono utilizzabili nei limiti di una densità edilizia fondiaria di 0,01 metri cubi per ogni metro quadrato e comunque nel rispetto delle altre norme, anche più restrittive, previste dal piano regolatore generale per le aree destinate ad attività agricole.

Art. 16

Limiti ai piani attuativi di cui all'articolo 12 della legge provinciale 11 novembre 2005, n. 16

1.   I piani attuativi finalizzati alla realizzazione di nuove unità abitative residenziali presentati al comune entro il 26 agosto 2005 non sono soggetti alla disciplina introdotta con la legge provinciale 11 novembre 2005, n. 16 in materia di alloggi per il tempo libero e vacanze e alle corrispondenti disposizioni recate dall'articolo 57 della legge urbanistica provinciale. La predetta esclusione non si applica ai piani guida.

2.   L'esclusione di cui al comma 1 non opera per le varianti che apportano modifiche sostanziali al piano attuativo approvato.

3.   Alle concessioni edilizie rilasciate, ai sensi dell'articolo 12 della legge provinciale n. 16 del 2005, dopo la scadenza del piano attuativo non si applica la disciplina prevista dall'articolo 57 della legge urbanistica provinciale se il piano attuativo è stato presentato entro la data indicata al comma 1 e non sono intervenute modifiche sostanziali.

Art. 17

Disposizioni in materia di comparti edificatori

1.   Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 bis, della legge urbanistica provinciale, il comune ha la facoltà di fare ricorso alla formazione di un comparto edificatorio, in sostituzione della procedura di approvazione di un piano attuativo di iniziativa privata o di un piano di lottizzazione d'ufficio, previo accertamento, adeguatamente documentato, dell'effettivo mancato interesse dei proprietari che non hanno accettato il piano attuativo. A tal fine il comune può promuovere un tavolo di confronto con i proprietari delle aree per favorire la partecipazione di quelli che non hanno accettato la proposta di piano attuativo.

2.   Effettuate le verifiche di cui al comma 1, se il comune accerta l'effettiva mancanza di interesse dei proprietari che non hanno accettato la proposta di piano, può dichiarare di fare ricorso alla formazione del comparto edificatorio, sulla base di una adeguata motivazione intesa ad evidenziare la sussistenza di un rilevante interesse pubblico all'attuazione delle previsioni del piano regolatore generale. In tal caso il comparto edificatorio tiene luogo, a tutti gli effetti, dell'obbligo di formazione del piano attuativo previsto dal piano regolatore generale; a tal fine il progetto di piano attuativo costituisce il programma degli interventi e per la formazione dello schema di convenzione del comparto possono essere ripresi i contenuti dello schema di convenzione del piano attuativo.

3.   Il consorzio fra i proprietari previsto dall'articolo 39 della legge urbanistica provinciale può procedere all'occupazione temporanea oppure all'espropriazione degli immobili dei proprietari che non hanno aderito al consorzio, ai sensi del comma 5 del medesimo articolo 39, solo in seguito all'approvazione da parte del comune del programma degli interventi nonché alla stipula della convenzione con il comune medesimo. A tal fine si applicano le disposizioni in materia della legge provinciale sugli espropri.

4.   Ai sensi del comma 2 dell'articolo 39 della legge urbanistica provinciale, i titoli edilizi per la realizzazione degli interventi previsti dal programma degli interventi nonché per eventuali varianti successive possono essere presentati unicamente dal consorzio.

Capo V

Disposizioni in materia di interventi e attività ammessi nelle aree soggette a vincoli di natura espropriativa e di inedificabilità

Art. 18

Disposizioni generali

1.   Questo capo disciplina:

a)   le attività ammesse nelle aree assoggettate a vincoli preordinati all'espropriazione o che comportano l'inedificabilità e ricadenti in zone specificamente destinate ad edificazione, in attesa dell'espropriazione o dell'approvazione dei piani attuativi d'iniziativa pubblica;

b)   i criteri e le modalità per la realizzazione delle strutture prefabbricate di carattere precario e di altri interventi per l'esercizio di attività compatibili con la destinazione di zona, la cui realizzazione, se consentita dal piano regolatore generale, risulta alternativa alla corresponsione dell'indennizzo, ai sensi dell'articolo 52, comma 7, lettera d), della legge urbanistica provinciale.

Art. 19

Interventi e destinazioni d'uso ammessi

1.   Fino all'espropriazione o all'approvazione dei piani attuativi d'iniziativa pubblica, nelle aree soggette a vincoli preordinati all'espropriazione o che comportano l'inedificabilità sono ammesse le attività in essere prima dell'imposizione del vincolo.

2.   I manufatti esistenti nelle aree di cui al comma 1 possono formare oggetto di opere di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo, finalizzate alla conservazione del bene, ed eventuali altre opere specificamente ammesse dal piano regolatore generale finalizzate al miglioramento dei servizi. Sono inoltre consentiti interventi di demolizione senza ricostruzione dei manufatti esistenti.

3.   Nel caso di attività esistenti nelle aree di cui all'articolo 1 è consentita l'installazione di strutture di carattere precario di limitate dimensioni, nel rispetto delle tipologie previste dai piani regolatori generali, con funzione accessoria e pertinenziale, quali legnaie, depositi, gazebi, ricoveri di animali da cortile, chioschi, edicole, tettoie, pensiline, ripari.

4.   Per i fini di cui all'articolo 52, comma 7, lettera d), della legge urbanistica provinciale, il piano regolatore generale può altresì consentire la realizzazione di strutture prefabbricate di carattere precario di limitate dimensioni per lo svolgimento di nuove attività, anche limitatamente ad alcune zone, nel rispetto delle seguenti condizioni:

a)   sono ammesse pensiline, gazebi, chioschi, edicole ed altre strutture prefabbricate per esercitare attività commerciali di vicinato, piccole attività artigianali, la somministrazione di pasti e bevande e la vendita di giornali, quotidiani e periodici;

b)   le strutture prefabbricate devono essere mantenute nel rispetto rigoroso del decoro urbanistico e paesaggistico;

c)   la realizzazione delle strutture di questo comma nelle fasce di rispetto stradale o ferroviario è subordinata al parere favorevole dell'ente gestore; negli altri casi la realizzazione è subordinata al parere favorevole del soggetto competente alla realizzazione dell'opera o nell'interesse del quale è stato apposto il vincolo.

Art. 20

Modalità di realizzazione dei manufatti precari

1.   Per la realizzazione delle strutture di carattere precario di cui all'articolo 19 si osservano le disposizioni di cui all'articolo 97, comma 2, della legge urbanistica provinciale e dell'articolo 25 di questo regolamento, nonché le ulteriori condizioni previste da questo articolo.

2.   Il termine per la comunicazione preventiva di cui all'articolo 25, comma 3, è elevato a 20 giorni prima dell'inizio dei lavori.

3.   Le strutture precarie di cui al comma 1 sono soggette alle disposizioni in materia di distanze previste dalla deliberazione della Giunta provinciale attuativa dell'articolo 58 della legge urbanistica provinciale.

Capo VI

Interventi non soggetti a titolo abilitativo

Art. 21

Disposizioni generali

1.   Questo capo reca disposizioni concernenti alcune tipologie di opere e interventi non soggetti al rilascio del titolo abilitativo edilizio, ai sensi dell'articolo 97 della legge urbanistica provinciale. Resta fermo il rispetto dei diritti di terzi.

Art. 22

Attrezzature ed arredi

1.   Ai sensi dell'articolo 97, comma 1, della legge urbanistica provinciale, non sono soggette all'acquisizione preventiva del titolo abilitativo edilizio, in quanto non comportano una trasformazione urbanistica e paesaggistica dei luoghi, le seguenti attrezzature:

a)   le mangiatoie per la fauna selvatica, purché realizzate interamente in legno ed in coerenza con le indicazioni fornite in materia dal piano faunistico provinciale. A tal fine la loro realizzazione è segnalata alla struttura provinciale competente in materia faunistica;

b)   le strutture mobili e le attrezzature installate per lo svolgimento di manifestazioni culturali, sportive, religiose e simili di carattere meramente temporaneo;

c)   i pannelli solari o fotovoltaici di pertinenza di edifici e i relativi impianti, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 31;

d)   i seguenti interventi riguardanti sentieri alpini e vie ferrate, nel rispetto delle disposizioni di cui alla legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8:

1)   la realizzazione di palestre di roccia e di vie attrezzate, mediante la semplice apposizione di chiodi in parete, di prese artificiali, di brevi tratti di scale metalliche e cavi, senza alcuna modifica fisica del territorio, quali scavi e movimenti di terra e rocce in genere, nonché i conseguenti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;

2)   per i sentieri esistenti, il ripristino dei tracciati originari senza allargamenti, il decespugliamento e spietramento, il rinnovo della segnaletica, le moderate rettifiche di tracciati per ovviare a situazioni di pericolo sopravvenute (franamenti, smottamenti, caduta massi, ecc.), purché le rettifiche non superino il 25 per cento dell'intero tracciato.

2.   Ai sensi dell'articolo 97, comma 1, lettera a quater), della legge urbanistica provinciale, si considerano opere di finitura degli spazi esterni e elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici, le seguenti attrezzature ed arredi:

a)   le casette da gioco e piccoli depositi per attrezzi da giardino di pertinenza di unità immobiliari con destinazione residenziale, con esclusione degli edifici utilizzati a fini abitativi non permanenti di cui all'articolo 61 della legge urbanistica provinciale, nel rispetto delle seguenti condizioni:

1)   superficie in pianta non superiore a 4 metri quadrati e altezza non superiore a 2,20 metri al colmo del tetto, che deve essere a due falde;

2)   assenza di collegamenti per le forniture di servizi (elettricità , acqua, gas, fognature);

3)   presenza di una sola struttura per lotto;

4)   assenza di collegamenti funzionali con altre costruzioni;

5)   la struttura deve essere realizzata in legno.

b)   i barbecue, sia fissi che mobili, purché di dimensioni limitate secondo gli standard in uso;

c)   i gazebo, sia fissi che mobili, realizzati nell'area di pertinenza di edifici residenziali, purché completamente aperti su tutti i lati e con dimensioni massime pari a 3 metri di altezza e a 20 metri quadrati di superficie coperta;

d)   i pergolati, quali struttura di pertinenza di un edificio composta da elementi verticali e sovrastanti elementi orizzontali in legno o altro materiale, tali da costituire una composizione a rete, per il sostegno di piante rampicanti;

e)   le tende da sole avvolgibili prive di sostegni a palo di dimensioni ridotte, nel rispetto di eventuali criteri stabiliti dal comune per la loro installazione. E' richiesta, tuttavia, la denuncia di inizio di attività per l'istallazione di tende da sole su edifici soggetti alla disciplina in materia di beni culturali ovvero ricadenti negli insediamenti storici o in aree soggette a tutela del paesaggio;

f)   gli accatastamenti di legna realizzati in adiacenza agli edifici residenziali non eccedenti le esigenze ordinarie delle singole unità immobiliari;

g)   altri elementi di arredo e sistemazione di giardini in genere di limitata entità;

g bis) le attrezzature e gli elementi di arredo di pertinenza di esercizi pubblici e commerciali eseguiti nel rispetto delle disposizioni comunali in materia.

2 bis. I muri di sostegno e contenimento di altezza inferiore a tre metri e le recinzioni sono soggetti a denuncia di inizio di attività e all'autorizzazione paesaggistica, in quanto richiesta, e sono realizzati nel rispetto della disciplina dei regolamenti edilizi in merito alle modalità della loro realizzazione, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, lettera b), della legge urbanistica provinciale. Rimane fermo quanto stabilito dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Provincia 8 marzo 2010, n. 8-40/Leg in materia di opere di bonifica e sistemazione del terreno (5).

Art. 23

Depositi interrati di gas di petrolio liquefatto

1.   L'installazione di depositi interrati di gas di petrolio liquefatto di pertinenza di edifici, di capacità complessiva non superiore a 13 metri cubi non è soggetta a titolo abilitativo edilizio, purché sia osservata una distanza dai confini non inferiore a 2 metri. Rimane fermo il rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza previste dal decreto legislativo 22 febbraio 2006, n. 128.

Art. 24

Contenitori e distributori mobili per stoccaggio carburanti e olii esausti per le imprese agricole

1.   I contenitori e distributori mobili per stoccaggio di carburanti e olii esausti da parte delle imprese agricole che non eccedono i 9 metri cubi si considerano attrezzature connesse con il normale esercizio dell'attività agricola e come tali non sono soggetti all'acquisizione preventiva del titolo abilitativo edilizio.

Art. 25

Opere precarie

1.   Si considerano precarie, ai sensi dell'articolo 97, comma 2, della legge urbanistica provinciale, le opere facilmente rimovibili destinate, sotto il profilo funzionale, a soddisfare un bisogno temporaneo, cronologicamente individuabile, e comunque non superiore a due anni. Su richiesta degli interessati, il predetto termine può essere prorogato dal comune in casi adeguatamente motivati nel limite massimo di ulteriori due anni. Un termine superiore può essere stabilito in caso di strutture prefabbricate di cui all'articolo 19. Non sono precarie le opere che, pur essendo destinate ad uso esclusivamente stagionale, sono reinstallate periodicamente.

2.   Si considerano altresì opere precarie i depositi provvisori di terre e rocce da scavo. Rimangono ferme le specifiche disposizioni alle quali i predetti depositi sono soggetti ai sensi delle norme in materia e non si applicano i commi 3, 4 e 5.

3.   La comunicazione prevista dall'articolo 97, comma 2 della legge urbanistica provinciale è presentata, anche per via telematica, almeno dieci giorni prima dell'inizio dei lavori, ed è accompagnata da una planimetria dei luoghi e da una relazione descrittiva delle opere, della loro funzione temporanea e improrogabile, dei tempi previsti di utilizzazione e le modalità di rimozione.

4.   Il regolamento edilizio comunale può stabilire ulteriori criteri e condizioni per la realizzazione delle opere precarie in relazione all'entità e alla durata degli interventi.

5.   Ad avvenuto ricevimento della comunicazione il comune può chiedere, in relazione all'entità degli interventi previsti e comunque entro la scadenza del termine stabilito per l'inizio dei lavori, che la realizzazione delle opere sia subordinata alla stipula di una convenzione. Il comune trasmette all'interessato entro il termine massimo di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione uno schema di convenzione che disciplini:

a)   la tipologia dell'opera ammessa;

b)   le eventuali modalità di esecuzione e di mantenimento del decoro dei luoghi;

c)   le condizioni e modalità della rimessa in pristino, ivi compresa la rimessa in pristino coattiva del comune in caso di violazione dell'obbligo di rimozione;

d)   l'ammontare della fideiussione a garanzia dell'adempimento degli obblighi a carico dell'interessato.

6.   In caso di violazione delle disposizioni di questo articolo, nonché in caso di demolizione e rimessa in pristino dei luoghi dopo la scadenza del termine stabilito, le opere si considerano realizzate in assenza del titolo abilitativo edilizio (6).

Capo VII

Autorizzazione per l'uso temporaneo di alloggi destinati a residenza ordinaria come alloggi per il tempo libero e vacanze

Art. 26

Campo di applicazione

1.   Ai sensi dell'articolo 57, comma 11, della legge urbanistica provinciale, il presente capo stabilisce i casi in cui il comune può autorizzare temporaneamente l'utilizzazione di un alloggio destinato a residenza ordinaria come alloggio per il tempo libero e vacanze da parte del proprietario dell'alloggio o di suoi parenti entro il secondo grado e affini entro il primo grado.

Art. 27

Casi autorizzabili

1.   L'autorizzazione di cui all'articolo 26 può essere rilasciata al proprietario dell'alloggio oggetto del vincolo di destinazione a residenza ordinaria nei seguenti casi:

a)   in caso di acquisto, a titolo oneroso o gratuito, qualora il proprietario si impegni ad utilizzarlo come residenza ordinaria entro il termine massimo di tre anni;

b)   in caso di trasferimento del domicilio del proprietario per motivi di lavoro o di studio, provati in maniera adeguata, per un periodo massimo di tre anni;

c)   in caso di acquisto per successione mortis causa, per un periodo massimo di tre anni;

d)   in caso di mancato utilizzo da parte del proprietario per motivi di salute, debitamente certificati, per il periodo di cura o ricovero presso istituti di cura e assistenza.

2.   I termini di cui al comma 1 possono essere prorogati una sola volta dal comune, per un periodo massimo di tre anni, in presenza di situazioni particolari adeguatamente motivate.

Art. 28

Rilascio dell'autorizzazione

1.   L'autorizzazione del comune stabilisce le condizioni dell'utilizzo dell'alloggio destinato a residenza ordinaria come alloggio per il tempo libero e vacanze, nonché i termini, eventualmente prorogabili, dello stesso.

2.   Le autorizzazioni di cui al comma 1 sono trasmesse alla Provincia, ai fini dell'esercizio dei poteri di vigilanza ad essa spettanti previsti dall'articolo 139 della legge urbanistica provinciale.

Art. 29

Usi compatibili con la destinazione a residenza ordinaria

1.   L'utilizzo per motivi di lavoro, debitamente documentati, di un alloggio destinato a residenza ordinaria é compatibile con la destinazione predetta e non è soggetto alla disciplina di questo capo.

2.   Resta fermo l'obbligo di provare adeguatamente l'esistenza del motivo di lavoro di cui al comma 1 in caso di verifiche da parte del comune ai sensi dell'articolo 57, comma 8, della legge urbanistica provinciale (7).

Capo VIII

Disposizioni in materia di pannelli solari o fotovoltaici

Art. 30

Principi generali

1.   L'installazione di pannelli solari o fotovoltaici e dei relativi impianti quali pertinenze di edifici, è effettuata nel rispetto dei seguenti principi generali:

a)   la configurazione deve essere equilibrata mediante l'inserimento in modo coerente dei pannelli nell'architettura delle superfici dei tetti o delle facciate;

b)   l'impianto deve presentare una forma geometrica semplice, regolare e compiuta, risultante dall'accostamento dei diversi pannelli;

c)   occorre evitare una collocazione casuale in varie parti del tetto, con dimensioni diverse e orientamenti non omogenei;

d)   si deve privilegiare l'utilizzo di materiali non riflettenti.

2.   Ai fini del rispetto dei principi generali di cui al comma 1, questo capo disciplina le condizioni ed i criteri per la collocazione e l'installazione dei pannelli.

Art. 31

Modalità di installazione dei pannelli solari e fotovoltaici in aree non soggette a tutela

1.   Questo articolo disciplina le modalità di installazione dei pannelli solari e fotovoltaici in aree urbanizzate o destinate a nuova edificazione o comunque non soggette a vincoli particolari di tutela. Per gli edifici ricadenti in aree tutelate, si applica l'articolo 32.

2.   Nel caso di edifici esistenti, i pannelli devono essere appoggiati in aderenza o incassati nel manto di copertura, con inclinazione identica a quella del manto stesso, disposti in modo ordinato e compatto, scegliendo, ove possibile, le falde meno esposte alla vista. Nel caso di tetti piani o di coperture con pendenze fino a 5 gradi, in presenza di una balaustra perimetrale, la quota massima dei pannelli non deve superare l'altezza della balaustra; in assenza di balaustra, l'altezza massima del pannello non deve superare i 30 centimetri. In caso di coperture diverse da quelle a falde o piane, i pannelli devono essere installati in modo più possibile complanare alla tangente o ai piani tangenti del tetto, con una tolleranza di più o meno 10 gradi. I pannelli devono essere posizionati, ove possibile, ad una distanza minima di 50 centimetri dalle linee di colmo, impluvio, displuvio e gronda.

3.   Nel caso di nuovi edifici e di interventi su edifici esistenti che determinano la complessiva ridefinizione dei loro caratteri formali, i pannelli devono essere inseriti nell'architettura dell'edificio fin dal suo progetto iniziale.

4.   La collocazione di pannelli fissi o semoventi al suolo su supporti idonei in adiacenza all'edificio può riguardare solo edifici con spazi di pertinenza adeguati. Gli impianti potranno essere collocati esclusivamente entro un raggio massimo di 25 metri dall'edificio servito, di cui costituiscono pertinenza. La distanza dai confini dei pannelli non può essere inferiore a 1,50 metri, salvo consenso del proprietario finitimo debitamente intavolato, mantenendo sempre una distanza non inferiore a 3 metri dagli edifici.

5.   Fatto salvo quanto disposto dal comma 3, nel caso di edifici esistenti il serbatoio e gli altri eventuali elementi tecnologici, presenti in aggiunta alla superficie captante, in presenza di dimostrata impraticabilità tecnica di altre soluzioni, possono essere posizionati sopra il manto di copertura su un unico supporto, purché il serbatoio e gli altri elementi tecnologici vengano verniciati con tinte opache e dello stesso colore del manto di copertura.

6.   L'installazione di pannelli solari o fotovoltaici e dei relativi impianti in aree produttive o commerciali non è soggetta al rispetto dei criteri di questo articolo. Per l'installazione nelle aree agricole di pannelli solari o fotovoltaici finalizzati prevalentemente alla produzione di energia per le strutture ed impianti delle imprese agricole non si applicano i criteri di questo articolo e trova applicazione quanto previsto dall'articolo 33, comma 2, secondo periodo, e comma 5.

7.   L'installazione di pannelli solari o fotovoltaici disciplinata da questo articolo è soggetta a comunicazione preventiva al comune, da inviare almeno dieci giorni prima dell'inizio dei lavori. La comunicazione è accompagnata, ove richiesta, dalla documentazione prevista dalle norme vigenti in materia di progettazione degli impianti. Con la comunicazione l'interessato attesta il rispetto dei principi e dei criteri previsti dall'articolo 30 e da questo articolo (8).

Art. 32

Installazione dei pannelli su edifici soggetti a tutela

1.   Nel caso di edifici soggetti alla disciplina degli insediamenti storici e del patrimonio edilizio tradizionale, di cui agli articoli 60 e 61 della legge urbanistica provinciale, ovvero soggetti alla tutela del paesaggio, l'installazione di pannelli è ammessa solo in seguito all'approvazione da parte del consiglio comunale, di ulteriori specifici criteri rispetto a quelli previsti da questo capo.

2.   Con la deliberazione consiliare di cui al comma 1 sono in particolare individuate cartograficamente le zone del nucleo storico nelle quali non è consentita l'installazione dei pannelli, nell'obiettivo di evitare la collocazione degli impianti nelle zone di maggior pregio ed esposte alle visuali, quali le piazze principali, gli slarghi ed in genere le zone del centro storico che consentono una visione d'insieme dei tetti.

3.   La deliberazione consiliare di cui al comma 1 è approvata sentito il parere della CPC.

4.   In attesa dell'approvazione della deliberazione consiliare di cui al comma 1, l'installazione dei pannelli sugli edifici di cui al presente articolo e nelle relative pertinenze nelle zone non soggette a tutela del paesaggio è ammessa previo parere della commissione edilizia.

5.   Nel caso di edifici soggetti a restauro la collocazione di pannelli solari termici e fotovoltaici è comunque subordinata a:

a)   autorizzazione della competente soprintendenza provinciale, se gli edifici sono soggetti anche alla tutela dei beni culturali;

b)   parere della CPC negli altri casi, se l'intervento non richiede l'autorizzazione paesaggistica da parte della CPC medesima.

6.   L'installazione di pannelli solari e fotovoltaici disciplinata da questo articolo è soggetta a denuncia di inizio di attività (9).

Art. 33

Installazione di pannelli per la produzione di energia da cedere in rete

1.   Fermo restando quanto stabilito dagli articoli 31 e 32, gli impianti fotovoltaici finalizzati prevalentemente alla produzione di energia per la cessione in rete o comunque a soggetti terzi, privi totalmente o parzialmente di un legame funzionale e pertinenziale con l'edificio esistente e con la sua destinazione, si distinguono in:

a)   impianti da installare sulle coperture dei fabbricati;

b)   impianti diversi da quelli previsti dalla lettera a).

2.   Gli impianti da installare sulle coperture dei fabbricati di cui al comma 1, lettera a), sono considerati impianti tecnologici e come tali sono ammessi nelle diverse destinazioni di zona, fatte salve eventuali esclusioni previste dagli strumenti urbanistici o da altre disposizioni comunali. Per gli edifici ricadenti nelle aree agricole previste dagli articoli 37 e 38 delle norme di attuazione del PUP, l'installazione degli impianti è comunque soggetta all'autorizzazione del comitato per gli interventi nelle aree agricole, istituito dall'articolo 62 della legge urbanistica provinciale.

3.   Gli impianti diversi da quelli da installare sulle coperture dei fabbricati di cui al comma 1, lettera b), ivi comprese le relative strutture di sostegno e supporto, sono collocabili solamente nelle aree in cui è ammesso lo svolgimento delle attività produttive purché siano espressamente previsti dagli strumenti di pianificazione territoriale ovvero mediante il ricorso ai poteri di deroga, secondo le procedure di cui all'articolo 112, comma 4, della legge urbanistica provinciale, e sia dimostrata adeguatamente la compatibilità della loro installazione con la prioritaria destinazione delle aree ad insediamenti produttivi. Ai fini del rispetto delle distanze fra costruzioni e dai confini, a questi impianti si applicano le disposizioni concernenti gli edifici.

4.   La realizzazione di impianti fotovoltaici di cui al comma 3 da parte di soggetti che svolgono istituzionalmente l'attività di produzione e distribuzione di energia è qualificabile come opera di infrastrutturazione del territorio, ai sensi dell'articolo 36, comma 2, lettera c), in quanto connessa e strettamente funzionale alla rete di distribuzione di fonti energetiche.

5.   La realizzazione degli impianti fotovoltaici di cui al comma 2 è soggetta a denuncia di inizio di attività mentre la realizzazione degli impianti di cui ai commi 3 e 4 è soggetta al rilascio della concessione edilizia (10).

Capo IX

Opere di urbanizzazione, opere di infrastrutturazione e interventi nei campeggi

Art. 34

Disposizioni generali

1.   Questo capo reca disposizioni di attuazione della legge urbanistica provinciale in materia di:    Nota 1     Nota 2 

a)   opere di urbanizzazione primaria e secondaria;

b)   opere di infrastrutturazione del territorio;

c)   interventi da realizzare nei campeggi.

Art. 35

Opere di urbanizzazione primaria e secondaria

1.   Le opere di urbanizzazione primaria hanno la funzione di garantire la presenza di infrastrutture ritenute essenziali ed imprescindibili per la realizzazione di ogni singola struttura edilizia, con particolare riferimento al profilo igienico-sanitario e di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti, nonché ai collegamenti di rete con le aree già urbanizzate. Non costituiscono opere di urbanizzazione i semplici allacciamenti con le reti esistenti, aventi la funzione di servire il singolo lotto collegando singole utenze con le reti principali.

2.   Le opere di urbanizzazione secondaria sono preordinate a migliorare il grado di fruibilità sociale degli insediamenti, complessivamente considerati, mediante la realizzazione delle infrastrutture complementari alla residenza proprie di una moderna società civile, poste a servizio della zona in cui sono site.

3.   Si considerano comunque:

a)   opere di urbanizzazione primaria:

1)   la viabilità, ivi compresi eventuali raccordi e le barriere antirumore, ove ritenute opportune;

2)   le piste ciclabili;

3)   gli spazi di sosta o parcheggio e le piazzole di sosta per i mezzi pubblici;

4)   i sottoservizi e gli impianti a rete in genere, ivi compresi eventuali bacini per la raccolta delle acque piovane;

5)   le piazzole per la raccolta rifiuti;

6)   la pubblica illuminazione;

7)   gli spazi di verde attrezzato;

b)   opere di urbanizzazione secondaria:

1)   gli asili nido, le scuole materne e le strutture necessarie per l'istruzione obbligatoria;

2)   i mercati;

3)   le sedi comunali;

4)   i luoghi di culto e gli altri edifici per servizi religiosi;

5)   gli impianti sportivi;

6)   i centri sociali;

7)   le attrezzature culturali e sanitarie;

8)   i parchi pubblici.

Art. 36

Opere di infrastrutturazione del territorio

1.   Ai fini dell'articolo 100, comma 1, lettera f), della legge urbanistica provinciale, si considerano opere d'infrastrutturazione del territorio gli impianti e le costruzioni necessari od utili allo svolgimento delle funzioni elementari delle attività economiche e delle relazioni territoriali. Le opere d'infrastrutturazione sono strumentali alla prestazione di servizi pubblici essenziali.

2.   Si considerano comunque opere di infrastrutturazione del territorio:

a)   le opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 35, comma 3, lettera a) (11);

b)   le aree per elisoccorso;

c)   gli impianti di produzione energetica e relativa rete di distribuzione;

d)   i manufatti speciali per la ricerca scientifica e di presidio civile per la sicurezza del territorio;

e)   gli spazi di verde attrezzato;

f)   gli spazi di sosta e ristoro a servizio delle piste ciclabili;

g)   gli impianti di distribuzione di carburante;

h)   i cimiteri;

i)   gli impianti di depurazione ed in genere di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti;

j)   gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva e di telecomunicazione.

3.   Rimangono ferme le disposizioni normative che definiscono espressamente l'intervento come opera d'infrastrutturazione, anche se non compreso nell'elenco di cui al comma 2.

Art. 36 bis

Obbligo di mantenimento dello standard di parcheggio e determinazione della sanzione pecuniaria

1.   Ai sensi dell'articolo 59, comma 3, della legge urbanistica provinciale, in caso di mancato rispetto dell'obbligo di mantenere gli standard minimi di parcheggio, al trasgressore è applicata una sanzione pecuniaria determinata in misura pari al 150 per cento della somma corrispondente al costo di costruzione di un volume standard dei parcheggi coperti richiesti, determinato applicando il costo di costruzione stabilito a termini dell'articolo 115, comma 4, lettera d), della legge urbanistica provinciale. In ogni caso la sanzione pecuniaria prevista dal comma 1 non può essere inferiore al 150 per cento della somma corrispondente ad un posto macchina, come determinato con il provvedimento di attuazione della legge urbanistica provinciale in materia di spazi di parcheggio (12).

Art. 37

Interventi da realizzare nei campeggi

1.   Il presente articolo precisa, ai fini degli articoli 97, 100 e 105 della legge urbanistica provinciale, il regime edilizio al quale sono soggetti gli interventi da realizzare all'interno delle aree destinate a campeggio, fermo restando il rispetto delle disposizioni della legge provinciale sui campeggi e del relativo regolamento di attuazione.    Nota 

2.   Sono soggetti a concessione edilizia i seguenti interventi:

a)   l'allestimento di nuovi campeggi;

b)   la realizzazione di strutture edilizie permanenti quali quelle per i servizi, l'alloggio del gestore, gli allestimenti stabili.

3.   Sono soggetti a denuncia di inizio di attività i seguenti interventi:

a)   la realizzazione delle strutture fisse di appoggio;

b)   le recinzioni;

c)   gli interventi comportanti un aumento della ricettività anche in assenza della realizzazione di nuove strutture permanenti.

4.   Non richiedono titolo abilitativo edilizio, in quanto non comportano una trasformazione urbanistica e paesaggistica dei luoghi ai sensi dell'articolo 97, comma 1, della legge urbanistica provinciale, i seguenti interventi:

a)   la redistribuzione delle piazzole, senza aumento della ricettività;

b)   la sistemazione della viabilità interna, gli elementi di arredo, le attrezzature da gioco, la sistemazione di aiuole e giardini;

c)   le strutture accessorie da accostare al mezzo mobile;

d)   gli allestimenti mobili.

5.   Per i fini di questo articolo, la ricettività del campeggio corrisponde alla ricettività massima prevista dal regolamento di attuazione della legge provinciale sui campeggi in rapporto al numero di piazzole.    Nota 

6.   Rimane fermo l'obbligo di acquisizione preventiva del visto di corrispondenza previsto dall'articolo 3 della legge provinciale sui campeggi ai fini della presentazione della domanda di concessione edilizia o della denuncia di inizio di attività. Per gli interventi di cui al comma 4 copia del visto di corrispondenza, ove richiesto ai sensi delle disposizioni provinciali in materia, è trasmessa dalla struttura provinciale competente al comune interessato.    Nota 

Capo X

Disposizioni particolari in materia di aree produttive

Art. 38

Casi e condizioni per l'eventuale realizzazione di una ulteriore unità abitativa

1.   L'eventuale realizzazione di una ulteriore unità abitativa, oltre alla prima, nelle aree produttive del settore secondario al fine di garantire la continuità gestionale, anche in presenza di ricambi generazionali, ai sensi dell'articolo 104, comma 6, della legge urbanistica provinciale, può essere ammessa dal piano regolatore generale nel limite di ulteriori 400 metri cubi massimi, sempre che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:

a)   il soggetto che richiede la seconda abitazione nell'ambito dell'insediamento produttivo deve essere parente entro il secondo grado o affine entro il primo grado del titolare dell'impresa nonché cointestatario della stessa e deve svolgere al suo interno la propria attività principale da almeno tre anni;

b)   al momento della richiesta della concessione edilizia il soggetto richiedente o il coniuge non devono essere titolari, esclusivi o in comunione, del diritto di proprietà, di uso, di usufrutto o di abitazione su altro alloggio idoneo nel territorio del comune interessato o dei comuni limitrofi.

2.   La realizzazione dell'ulteriore alloggio deve in ogni caso rispettare le seguenti condizioni:

a)   l'intervento deve assicurare il mantenimento della prevalenza del volume destinato all'attività produttiva rispetto a quello complessivamente destinato a residenza;

b)   l'intervento non deve pregiudicare la funzionalità dell'azienda produttiva;

c)   la parte produttiva e quella residenziale si devono configurare, sotto il profilo tipologico, in modo unitario rispetto a ciascun insediamento.

3.   La destinazione dei volumi destinati ad alloggio non può essere variata se non per funzioni produttive o di servizio alla produzione.

3 bis. Le disposizioni di questo articolo sono direttamene applicabili e prevalgono sugli strumenti di pianificazione territoriale vigenti e adottati dei comuni qualora la realizzazione della ulteriore unità abitativa sia prevista all'interno di strutture edilizie esistenti, anche mediante la realizzazione di limitati ampliamenti delle stesse, salvo che il comune non intenda mantenere una disciplina più restrittiva rispetto a quella recata da questo articolo già prevista dal piano regolatore generale; in tal caso, con deliberazione del consiglio comunale, adotta un provvedimento confermativo espresso e motivato entro trenta giorni dall'entrata in vigore delle disposizioni di questo comma, decorsi inutilmente i quali si applicano le disposizioni di questo allegato (13).

Capo XI

Esercizio dei poteri di deroga

Art. 39

Principi generali

1.   La deroga costituisce l'esercizio di un potere eccezionale che consente di disattendere le previsioni di carattere generale degli strumenti di pianificazione urbanistica sia in vigore che adottati, ammettendo una diversa utilizzazione del territorio per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico.

2.   La possibilità di ricorrere alla deroga e i limiti della sua ammissibilità devono essere espressamente previsti dalle norme d'attuazione dello strumento urbanistico locale o dal regolamento edilizio comunale. La deroga può riguardare solo norme del piano regolatore generale e non norme contenute in leggi, regolamenti ovvero deliberazioni della Giunta provinciale di carattere generale, attuative di disposizioni di legge, ancorché richiamate dal piano.

3.   I provvedimenti comunali e provinciali previsti ai fini del rilascio della concessione edilizia in deroga devono essere sorretti da una congrua e puntuale motivazione, finalizzata ad evidenziare non solo la sussistenza di uno specifico interesse pubblico e la rilevanza dell'intervento giustificante l'esercizio del potere di deroga, ma anche la prevalenza di tale interesse rispetto all'interesse pubblico perseguito globalmente dalla pianificazione.

Art. 40

Termini del procedimento

1.   Il parere della CPC previsto dall'articolo 112, comma 3, della legge urbanistica provinciale è rilasciato nel termine di sessanta giorni.

2.   Il consiglio comunale si esprime sulla richiesta di autorizzazione al rilascio della concessione edilizia in deroga, ai sensi dell'articolo 112, comma 3, della legge urbanistica provinciale, entro il termine di sessanta giorni.

3.   La Giunta provinciale rilascia il nulla osta previsto dall'articolo 112, comma 4, della legge urbanistica provinciale entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta da parte del comune (14).

4.   Per il rilascio della concessione edilizia in deroga ai sensi dell'articolo 113 della legge urbanistica provinciale si osservano i termini previsti dall'articolo 102 della medesima legge.

5.   L'autorizzazione della Giunta provinciale per la realizzazione in deroga delle opere pubbliche di competenza dello Stato, della Provincia, della Regione o di altre regioni e relativi enti territoriali, prevista dall'articolo 114 della legge urbanistica provinciale, è rilasciata nel termine di novanta giorni dalla richiesta.

Art. 41

Individuazione delle opere di interesse pubblico

1.   Le opere d'interesse pubblico che possono beneficiare dell'istituto della deroga urbanistica sono individuate in via tassativa, senza possibilità di applicazione analogica o estensiva, nell'elenco di cui all'allegato A di questo regolamento.

Art. 42

Vigilanza della Provincia

1.   Ai fini dell'esercizio dei poteri di vigilanza della Giunta provinciale in materia di urbanistica, previsti dagli articoli 139 e 140 della legge urbanistica provinciale, i comuni trasmettono alla struttura provinciale competente in materia di urbanistica copia delle deliberazioni di autorizzazione delle deroghe urbanistiche di competenza esclusivamente comunale.

Art. 43

Vincolo di destinazione delle opere autorizzate in deroga

1.   Le opere realizzate in deroga non possono essere distolte dalle finalità per le quali la deroga è stata rilasciata.

2.   Per le varianti successive al progetto autorizzato in deroga si applicano l'articolo 112, comma 5 e l'articolo 114, comma 4 della legge urbanistica provinciale. Si prescinde da un nuovo procedimento di deroga qualora l'intervento autorizzato in deroga sia successivamente divenuto conforme alle previsioni urbanistiche in seguito all'approvazione di varianti agli strumenti di pianificazione.

2 bis. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 113 e 113 bis della legge provinciale n. 1 del 2008 in materia di parcheggi, il mutamento della destinazione d'uso degli immobili che hanno formato oggetto di deroga agli strumenti di pianificazione territoriale può essere autorizzato, su richiesta motivata dei soggetti interessati, mediante il medesimo procedimento previsto per il rilascio della deroga urbanistica. Il mutamento della destinazione d'uso in violazione dell'autorizzazione comporta l'applicazione delle disposizioni sanzionatorie di cui al titolo VI della legge urbanistica (15).

Art. 44

Criteri per la realizzazione in deroga di camere del personale e di un alloggio del gestore

1.   Per le deroghe urbanistiche riguardanti gli esercizi alberghieri, la realizzazione di camere del personale e dell'alloggio del gestore può essere autorizzata solamente nei limiti strettamente necessari per garantire una gestione efficiente dell'esercizio alberghiero. A tal fine le richieste di deroga che prevedono, oltre al miglioramento dei servizi, anche la realizzazione di nuove stanze per il personale o l'ampliamento ovvero la realizzazione ex novo dell'appartamento del gestore, indicano nella relazione tecnica e negli elaborati progettuali quanto segue:

a)   il numero di dipendenti e/o collaboratori ad altro titolo necessari per una adeguata gestione dell'esercizio in relazione alle caratteristiche dimensionali e qualitative dell'albergo

b)   le stanze riservate al personale.

2.   Per quanto riguarda l'alloggio del gestore, fatte salve eventuali specifiche disposizioni recate in materia dagli strumenti urbanistici comunali, è autorizzabile solamente un alloggio per impresa e nel limite volumetrico complessivo di 400 metri cubi.

3.   Fermo restando il limite massimo di 400 metri cubi da destinare ad alloggio del gestore, la parte della struttura alberghiera da destinare a stanze per il personale nonché ad alloggio del gestore non potrà in nessun caso superare complessivamente il 10 per cento del volume dell'albergo, calcolato al netto dei parcheggi. Qualora il 10 per cento del volume complessivo dell'albergo risulti inferiore a 400 metri cubi, il limite massimo della parte della struttura da destinare a camere per il personale nonché ad alloggio del gestore è di 400 metri cubi.

3 bis. Al fine di garantire la continuità gestionale dell'attività alberghiera in presenza di ricambi generazionali, può essere autorizzata, sulla base di una specifica relazione tecnica, una ulteriore unità abitativa, oltre alla prima. In tal caso si applicano le condizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 38. Il limite massimo della parte da destinare ad alloggi dei gestori è elevato a 800 metri cubi, purché la parte da destinare ai predetti alloggi e a stanze per il personale non superi complessivamente il 30 per cento del volume dell'albergo, al netto dei parcheggi. Se il 30 per cento del volume complessivo dell'albergo risulta inferiore a 800 metri cubi, il limite massimo della parte di struttura da destinare a camere per il personale ed ad alloggi dei gestori è di 800 metri cubi, sempre che il volume della parte destinata alle stanze per gli ospiti risulti prevalente (16).

Art. 45

Criteri per la realizzazione in deroga di opere per l'eliminazione delle barriere architettoniche

1.   Le opere di eliminazione delle barriere architettoniche da realizzare in deroga agli strumenti urbanistici negli edifici esistenti alla data di entrata in vigore della legge 9 gennaio 1989, n. 13 (Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) devono osservare le specifiche normative tecniche in materia e curare gli aspetti d'inserimento degli interventi sotto il profilo architettonico qualora siano realizzati su edifici ricadenti nei centri storici.

2.   Nel caso di realizzazione di pavimentazioni che rivestono particolare importanza estetica nell'arredo urbano, è preferibile utilizzare materiali in linea con la tradizione locale quali il porfido, ovvero, qualora si operi in contesti già caratterizzati da specifici elementi di arredo, è opportuno intervenire con tecniche e materiali coerenti ed omogenei all'intorno.

3.   Nel caso di realizzazione di rampe che, per dimensioni, lunghezza ed altezza dei parapetti possono comportare l'alterazione delle prospettive di edifici di pregio, devono essere ricercate collocazioni in posizione defilata con mascheramento delle stesse. Eventuali soluzioni diverse, per l'impraticabilità delle condizioni previste da questo comma, possono essere ammesse previo parere della CPC.

4.   Nel caso di realizzazione di ascensori in edifici compresi nella categoria di intervento del restauro dovrà essere privilegiato il loro inserimento nelle murature esistenti ovvero nelle corti interne, salvi i casi di impraticabilità di tale soluzione e purché gli interventi alternativi siano coerenti con le esigenze di tutela degli edifici.

Art. 46

Criteri per la realizzazione di parcheggi in deroga agli strumenti di pianificazione territoriale

1.   Il rilascio della concessione edilizia in deroga per la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo o nei locali situati al piano terreno degli edifici con destinazione residenziale, commerciale od a servizi è subordinato al rispetto delle seguenti condizioni:

a)   gli edifici con destinazione residenziale e a servizi devono essere esistenti, indipendentemente dalla loro destinazione d'uso originaria, alla data del 7 aprile 1989, corrispondente all'entrata in vigore della legge 24 marzo 1989, n. 122 (Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393);

b)   gli edifici con destinazione commerciale devono essere esistenti alla data del 16 febbraio 2001, e cioè alla data di approvazione della deliberazione della Giunta provinciale n. 340 del 16 febbraio 2001 di attuazione della legge provinciale 8 maggio 2000, n. 4 (Disciplina dell'attività commerciale in provincia di Trento), ovvero essere stati realizzati sulla base di concessione edilizia rilasciata prima di tale data;

c)   i parcheggi devono essere destinati alla soddisfazione degli standard fissati con deliberazione della Giunta provinciale, ai sensi dell'articolo 59 della legge urbanistica provinciale, nei limiti delle dotazioni minime previste dalla deliberazione medesima;

d)   i parcheggi devono costituire pertinenze delle singole unità immobiliari con destinazione residenziale, commerciale od a servizi, ai sensi dell'articolo 113, comma 3, della legge urbanistica provinciale;

e)   il rilascio della concessione in deroga è escluso nel caso in cui gli interventi riguardano aree soggette a vincoli preordinati all'espropriazione ovvero soggette ad un piano attuativo;

f)   il rilascio della concessione in deroga è escluso nel caso di edifici rurali tradizionali costituenti il patrimonio edilizio montano di cui all'articolo 61 della legge urbanistica provinciale.

2.   Nel caso di edifici ricadenti negli insediamenti storici, per la realizzazione dei parcheggi interrati od al piano terreno degli edifici devono essere osservate le prescrizioni tecniche di cui all'allegato B del presente regolamento.

Capo XII

Contributo di concessione

Art. 47

Aumento del carico urbanistico

1.   Ai fini dell'articolo 115, comma 4, lettera a), della legge urbanistica provinciale, comportano aumento del carico urbanistico i seguenti interventi edilizi:

a)   costruzione di nuovi edifici. La superficie da considerare ai fini del calcolo del contributo di concessione è la superficie utile lorda (SUL) e la superficie dei piani interrati, fermi restando i casi di esenzione previsti dalla legge urbanistica provinciale;

b)   tutti gli interventi riguardanti edifici esistenti che determinano aumenti di superficie da considerare per il calcolo del contributo di concessione, come specificata alla precedente lettera a), fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera c);

c)   mutamento delle destinazioni d'uso degli immobili, con o senza opere, che comporti il passaggio da una categoria funzionale ad un'altra di cui all'articolo 49, come specificate ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 49 (17).

Art. 48

Criteri per la determinazione e modalità di pagamento del contributo di concessione

1.   Il contributo di concessione è corrisposto prima del rilascio della concessione edilizia nonché, nei casi in cui sia dovuto, a seguito della presentazione della segnalazione certificata di inizio attività in base a quanto previsto dall'articolo 106, comma 2, della legge urbanistica provinciale (18).

2.   Il contributo di concessione è determinato dal comune tenuto conto dei seguenti criteri:

a)   le diverse categorie tipologico-funzionali degli interventi edilizi sono quelle previste dall'articolo 49;

b)   il costo di costruzione è stabilito annualmente con deliberazione della Giunta provinciale per ciascuna delle categorie tipologico-funzionali di cui all'articolo 49.

Art. 49

Categorie tipologico-funzionali

1.   Ai fini della determinazione del contributo di concessione, gli interventi edilizi si distinguono nelle seguenti categorie tipologico-funzionali generali:

a)   categoria A: residenza ed attività affini;

b)   categoria B: campeggi;

c)   categoria C: attività produttive e commercio all'ingrosso;

d)   categoria D: commercio, attività amministrative e di concentrazione.

2.   I comuni stabiliscono le percentuali del costo medio di costruzione nel rispetto dei limiti fissati dalla deliberazione della Giunta provinciale di cui all'articolo 48, comma 2, lettera b).

3.   Fermo restando quanto previsto dal comma 2, per le attività rientranti nelle categorie di cui al comma 1 si fa riferimento alle categorie funzionali previste dalle disposizioni attuative della legge urbanistica provinciale in materia di spazi di parcheggio. Non si considerano funzioni autonome quelle accessorie rispetto all'attività principale, quali le foresterie, la commercializzazione dei prodotti aziendali ed affini, gli uffici e simili, con esclusione delle unità residenziali che sono considerate autonomamente (19).

Art. 50 - Art. 52

omissis (20)

Art. 53

Criteri per la determinazione del costo di costruzione

1.   Ai sensi dell'articolo 115, comma 4, lettera d) della legge urbanistica provinciale, i costi medi di costruzione sono determinati con deliberazione della Giunta provinciale, soggetta ad aggiornamento annuale in base all'andamento degli indici ISTAT, nel rispetto dei seguenti criteri:

a)   categoria A - edilizia residenziale: il costo medio di costruzione è calcolato in base alla superficie utile lorda (SUL) in riferimento alla categoria tipologico-funzionale di appartenenza;

b)   categoria B - campeggi: il costo medio è riferito a metro quadrato di area occupata comprese le strutture accessorie al campeggio (docce, servizi igienici, negozi, ristoranti, bar, pizzerie e simili, ad eccezione dell'area occupata dalle strutture edilizie ricettive permanenti presenti all'interno dei campeggi, per le quali il costo medio di costruzione è invece riferito alla superficie utile lorda (SUL) e alla superficie dei piani interrati, e corrisponde a quello previsto per la categoria A4 - attività turistico ricettiva;

c)   categoria C - attività produttive e commercio all'ingrosso e categoria D - commercio, attività amministrative e di concentrazione: il costo medio è riferito alla superficie utile lorda (SUL) e alla superficie dei piani interrati eventualmente distinto per le relative categorie tipologiche-funzionali.

2.   Ai fini della determinazione del contributo di concessione non sono computati:

a)   gli interventi volti al miglioramento delle prestazioni energetiche nei limiti previsti dall'articolo 86 della legge urbanistica provinciale;

b)   la superficie dei volumi tecnici (21).

Art. 54

omissis (22)

Art. 55

Cambio di destinazione d'uso

1.   Il cambio di destinazione d'uso, anche senza opere, comporta la corresponsione dell'eventuale differenza, calcolata in base alle tariffe in vigore al momento del rilascio del nuovo titolo edilizio abilitativo, fra il contributo per la categoria precedente e l'attuale.

2.   Il contributo è sempre dovuto per intero in caso di modifica della destinazione d'uso di volumi che in precedenza non avevano rilevanza ai fini del calcolo del contributo di concessione, quali ad esempio soffitte, garages, volumi accessori od altri interventi esenti.

3.   Non è ripetibile l'eventuale maggior contributo pagato a suo tempo in sede di rilascio del titolo edilizio abilitativo per l'uso precedente.

4.   omissis (23).

Art. 56

Riduzione del contributo di concessione

1.   Ai sensi dell'articolo 116, comma 1, lettere d) ed e), della legge urbanistica provinciale, si intendono:

a)   costruzioni e impianti destinati a strutture sanitarie e assistenziali operanti in regime di convenzionamento o accreditamento con l'amministrazione pubblica: tutte le strutture private che svolgono servizio ospedaliero o assistenziale per conto dell'amministrazione sulla base di convenzioni che abilitano i predetti soggetti a svolgere un servizio pubblico;

b)   impianti di risalita: il complesso delle strutture dell'impianto comprese le pertinenze funzionali all'impianto medesimo, quali i volumi tecnici, magazzini, stazioni di partenza e arrivo. Non rientrano fra le strutture soggette a riduzione del contributo gli altri servizi legati all'impianto di risalita quali i bar, ristoranti, noleggio sci, scuola di sci e simili, che rimangono soggetti al pagamento del contributo di concessione in base alla categoria di appartenenza.

Art. 57

Esenzione totale dal contributo di concessione

1.   Ai sensi dell'articolo 117, comma 1, lettera a), della legge urbanistica provinciale, si considerano interventi riguardanti le imprese agricole, e quindi esenti dal pagamento del contributo di concessione, le opere da realizzare in funzione della coltivazione del fondo da soggetti che svolgono professionalmente l'attività produttiva agricola, indipendentemente dalla destinazione di zona, purché l'impresa agricola risulti iscritta all'archivio delle imprese agricole previsto dalle leggi provinciali in materia ovvero alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trento. Si considerano inoltre opere connesse all'attività agricola in funzione della coltivazione del fondo anche quelle destinate alla vendita diretta al dettaglio di prodotti agricoli provenienti dall'impresa interessata.

2.   Sono esenti dal pagamento del contributo di concessione gli interventi di recupero di edifici esistenti da destinare ad attività agrituristica indipendentemente dalla destinazione di zona, ivi compreso il cambio di destinazione d'uso di edifici sia dismessi sia con destinazione d'uso originariamente differente. La realizzazione di nuovi edifici destinati ad attività agrituristica è soggetta invece al pagamento del contributo di concessione riferito alla categoria A4 in misura piena.

3.   L'esenzione dal contributo di concessione si applica, oltre che alla prima abitazione di cui all'articolo 117, comma 1, lettera a), numero 3), della legge urbanistica provinciale, anche all'ulteriore unità abitativa nell'ambito della medesima impresa agricola nonché agli interventi di recupero di edifici esistenti da destinare a foresterie, ai sensi dell'articolo 62, comma 3, della legge medesima.

4.   Non rientrano fra gli interventi esenti e sono quindi soggetti al pagamento del contributo di concessione riferito alla categoria C3 le seguenti opere:

1)   i manufatti di limitate dimensioni di cui all'articolo 37, comma 4, lettera b), delle norme di attuazione del PUP;

2)   i manufatti per la trasformazione e la conservazione dei prodotti agricoli esercitata, anche solo parzialmente, per conto terzi. Tali manufatti sono soggetti alla riduzione del contributo, ai sensi dell'articolo 116, comma 1, lettera a), della legge urbanistica provinciale.

5.   Ai sensi dell'articolo 117, comma 1, lettera c), della legge urbanistica provinciale, i parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari devono essere collegati con un rapporto di funzionalità con gli immobili di cui costituiscono pertinenza e sono esenti indipendentemente dalla loro dimensione. E' fatta salva la facoltà dei comuni di inserire nel regolamento comunale per l'applicazione del contributo di concessione un limite alla dimensione esentabile, purché non risulti inferiore agli standard minimi stabiliti dalla Giunta provinciale. Sono esenti anche gli spazi di manovra effettivamente funzionali all'utilizzabilità degli spazi di parcheggi.

6.   Per impianti ed attrezzature tecnologiche di cui all'articolo 117, comma 1, lettera d), della legge urbanistica provinciale si intendono i volumi tecnici e le altre strutture, attrezzature ed impianti in genere che per esigenze di funzionalità non possono essere contenuti nel corpo degli edifici.

7.   Per opere di interesse generale realizzate da organizzazioni non lucrative di utilità sociale e da altri soggetti privi di fini di lucro, di cui all'articolo 117, comma 1, lettera e), della legge urbanistica provinciale si intendono quelle di interesse generale che siano idonee a soddisfare bisogni della collettività. Rientrano nell'ipotesi di esenzione in parola anche le opere di culto, indipendentemente dal tipo di confessione religiosa, compresi gli oratori, le canoniche, le colonie estive, purché l'opera presenti obiettivamente le caratteristiche di interesse generale. Non sono esenti gli interventi realizzati da persone giuridiche aventi scopo di lucro.

8.   Rientrano fra gli impianti e installazioni relativi alle energie rinnovabili ed al risparmio energetico, di cui all'articolo 117, comma 1, lettera i) della legge urbanistica provinciale tutti gli interventi finalizzati ad incentivare la realizzazione di soluzioni che permettono un risparmio energetico quali gli impianti di energia eolica, le pompe di calore, le centraline idroelettriche.

9.   Ai sensi dell'articolo 117, comma 1, lettera j), della legge urbanistica provinciale, il rinnovo di concessioni per decorso dei termini di validità o per annullamento comunque disposto, è soggetto solamente all'eventuale maggior onere dipendente dagli aggiornamenti del costo di costruzione. Rientra in tale ipotesi anche la richiesta di rinnovo della concessione edilizia per l'ultimazione di un'opera realizzata al grezzo, senza tramezze interne, suddivisione in unità immobiliari o destinazione d'uso individuata in base al progetto autorizzato. Questa disposizione non si applica in caso di presentazione della SCIA per il completamento dei lavori, ai sensi dell'articolo 103, comma 5, della legge urbanistica provinciale (24).

Art. 58

Esenzione dal contributo di concessione per la prima abitazione

1.   I requisiti soggettivi richiesti dall'articolo 117, comma 3, della legge urbanistica provinciale ai fini del riconoscimento dell'esenzione parziale o totale dal contributo di concessione per la prima abitazione devono essere posseduti alla data di presentazione della richiesta del titolo abilitativo edilizio ovvero, al più tardi, entro il termine stabilito dal comune per la presentazione della documentazione ulteriore, ai sensi dell'articolo 102 della legge urbanistica provinciale.

2.   Il termine decennale, previsto dall'articolo 117, comma 4, della legge urbanistica provinciale, relativo all'obbligo di non cedere l'immobile in proprietà o in godimento a qualsiasi titolo decorre dalla data di presentazione della certificazione di fine lavori di cui all'articolo 103 bis della medesima legge.

3.   Per il riconoscimento dell'esenzione di cui al comma 1, la franchigia del volume, corrispondente ai primi seicento metri cubi nel caso di esenzione totale e ai primi quattrocento metri cubi nel caso di esenzione parziale, si intende riferita alla singola unità abitativa con esclusione dei locali accessori, quali garages, volumi tecnici, soffitte, vani scale.

Art. 59

Rimborso delle somme pagate

1.   Qualora non siano realizzate, in tutto o in parte, le costruzioni per le quali sia stato versato il contributo di concessione, il comune è tenuto al rimborso delle relative somme, con l'esclusione degli interessi. Si applicano le seguenti modalità:

a)   qualora le opere siano realizzate solo parzialmente, il rimborso è disposto solo dopo il rilascio della relativa variante alla concessione edilizia o denuncia di inizio attività;

b)   qualora le opere non siano realizzate, il rimborso è disposto trascorso un anno dalla scadenza dell'efficacia della concessione edilizia o della denuncia di inizio attività, salvo che l'interessato rinunci prima del decorso del predetto termine annuale.

2.   Il contributo è altresì restituito nei seguenti casi:

a)   decadenza della concessione o della denuncia d'inizio attività per il sopravvenire di nuove previsioni urbanistiche;

b)   annullamento della concessione o della DIA per vizi di legittimità, al quale segua, qualora non sia possibile la rimozione dei vizi delle procedure, la rimessa in pristino;

c)   imposizione di un contributo illegittimo o maggiore rispetto a quanto dovuto.

3.   Nei casi previsti dal comma 2 il comune provvede al rimborso delle relative somme, con esclusione degli interessi salvo il caso di cui alla lettera c) del comma 2 medesimo.

4.   Il rimborso è disposto entro sessanta giorni dalla relativa richiesta. Restano salve le disposizioni del codice civile in materia di prescrizione dei diritti.

Capo XIII

Disposizioni particolari in materia di edifici soggetti a risanamento conservativo o ristrutturazione

Art. 60

Campo di applicazione

1.   Il procedimento previsto dall'articolo 121, comma 3, della legge urbanistica provinciale per gli interventi riguardanti edifici soggetti a risanamento conservativo o ristrutturazione, che presentano condizioni statiche tali da non consentirne il recupero nel rispetto delle condizioni previste dalle norme urbanistiche per ciascuna tipologia d'intervento, si applica agli edifici vincolati ai sensi della disciplina degli insediamenti storici ovvero della conservazione e valorizzazione del patrimonio edilizio tradizionale esistente, di cui agli articoli 60 e 61 della legge urbanistica provinciale, ovvero ai sensi di altre previsioni dei piani regolatori generali, diverse da quelle di cui ai predetti articoli, che non consentono per gli edifici interessati la demolizione con ricostruzione.

2.   La domanda di concessione in deroga deve essere presentata, unitamente alla perizia statica, prima di qualsiasi intervento sulle parti strutturali dell'edificio.

3.   Gli interventi di demolizione e ricostruzione realizzati su edifici soggetti a risanamento conservativo o ristrutturazione, secondo le previsioni degli strumenti di pianificazione, e non autorizzati ai sensi dei commi 1 e 2, costituiscono variazioni essenziali, ai sensi dell'articolo 128, comma 4, lettera c) della legge urbanistica provinciale.

4.   La Giunta provinciale con propria deliberazione individua la documentazione da allegare alla domanda di concessione in deroga.

5.   Il progetto di demolizione e ricostruzione deve risultare coerente con le caratteristiche tipologiche, architettoniche ed in genere con la disciplina degli interventi ammessi dal piano regolatore generale per la categoria di intervento a cui è soggetto l'edificio. Eventuali interventi difformi da quelli ammessi dal PRG sono autorizzati solo se ritenuti migliorativi rispetto alla situazione preesistente dell'edificio e del contesto in cui è inserito.

6.   Eventuali varianti al progetto, successive al rilascio del parere del servizio provinciale competente, con esclusione delle opere interne, richiedono una nuova autorizzazione secondo le procedure previste dall'articolo 121 della legge urbanistica provinciale.

6 bis. In caso di realizzazione di opere difformi dal progetto autorizzato spetta al servizio provinciale competente la valutazione in merito al non contrasto con rilevanti interessi urbanistici prevista dall'articolo 129, comma 5, della legge urbanistica provinciale. In ogni caso, qualora non si possa procedere al ripristino nel rispetto del progetto autorizzato, si applica la sanzione pecuniaria di cui al secondo periodo del comma 5 dell'articolo 129 (25).

Capo XIV

Disposizioni finali e transitorie

Art. 61

Disposizioni transitorie

1.   Fermo restando quanto previsto dall'articolo 150, comma 4 bis, della legge urbanistica provinciale, le disposizioni di questo regolamento sono immediatamente applicabili e direttamente prevalenti sulle diverse e incompatibili disposizioni eventualmente contenute nei regolamenti edilizi comunali e nelle norme attuative dei piani regolatori generali, le quali pertanto cessano di essere applicabili.

2.   Per le domande di concessione , le domande di provvedimento e concessione in sanatoria di cui agli articoli 134, comma 5, e 135 della legge urbanistica provinciale e le dichiarazioni di inizio attività presentate prima della data di entrata in vigore di questo regolamento continuano ad applicarsi, ancorché abrogate, le disposizioni della legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio), dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi comunali vigenti.

3.   omissis

4.   Per le domande di concessione in deroga presentate prima della data di entrata in vigore di questo regolamento continuano ad applicarsi, ancorché abrogate, le disposizioni della legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio), fatto salvo quanto previsto dall'articolo 148, comma 6 decies, della legge urbanistica provinciale (26).

Art. 62

Disposizioni abrogative

1.   Ai sensi dell'articolo 150 della legge urbanistica provinciale, sono o rimangono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore di questo regolamento:

a)   legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio), tranne gli articoli 91 ter, 155 e 156 bis;

b)   articolo 11 bis e titolo III della provinciale 15 gennaio 1993, n. 1;

c)   articolo 63 della legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26;

d)   articolo 38 della legge provinciale 15 novembre 1993, n. 36;

e)   articolo 24 della legge provinciale 13 luglio 1995, n. 7;

f)   lettere gg), hh) e ii) del comma 1 dell'articolo 7 della legge provinciale 12 febbraio 1996, n. 3;

g)   articolo 54 della legge provinciale 9 settembre 1996, n. 8;

h)   articoli 23 e 24 della legge provinciale 7 luglio 1997, n. 10;

i)   articolo 40 della legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3;

j)   articoli 64, 65, 66 e commi 3 bis e 4 dell'articolo 75 della legge provinciale 11 settembre 1998, n. 10;

k)   articolo 5 della legge provinciale 8 maggio 2000, n. 4;

l)   articolo 14 della legge provinciale 22 marzo 2001, n. 3;

m)   articolo 28 della legge provinciale 19 febbraio 2002, n. 1;

n)   articolo 39 della legge provinciale 17 febbraio 2003, n. 1;

o)   articolo 11 della legge provinciale 1 agosto 2003, n. 5;

p)   articolo 3 della legge provinciale 15 dicembre 2004, n. 10;

q)   legge provinciale 11 novembre 2005, n. 16, concernente "Modificazioni della legge provinciale 5 settembre 1991 n. 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio). Disciplina della perequazione, della residenza ordinaria e per vacanze e altre disposizioni in materia di urbanistica", tranne gli articoli 11 e 12;

r)   articoli 52 e 54 della legge provinciale 29 dicembre 2006, n. 11;

s)   lettera u) del comma 2 dell'articolo 115 della legge provinciale 23 maggio 2007, n. 11.

2.   Le disposizioni abrogate ai sensi del comma 1 continuano a trovare applicazione con riguardo alla disciplina transitoria prevista dal capo II del titolo VII della legge urbanistica provinciale.

Allegato A

Opere di interesse pubblico ai fini del rilascio della deroga urbanistica (articolo 41 del regolamento) (27)

A - Opere destinate ad attività turistico sportive:

1)   opere finalizzate alla riqualificazione degli esercizi alberghieri esistenti ovvero al ripristino di esercizi alberghieri dismessi che abbiano già ottenuto il visto di corrispondenza, di cui all'articolo 13 della legge provinciale 15 maggio 2002, n. 7 e successive modificazioni, il quale dovrà essere allegato alla richiesta di deroga, che soddisfino le seguenti condizioni:

a)   nel caso di alberghi, alberghi garnì e villaggi alberghieri gestiti come alberghi, di cui alle lettere a), b) e d) del comma 1 dell'articolo 5 della l.p. n. 7 del 2002, gli interventi di riqualificazione possono riguardare tutti gli interventi ammessi dalla l.p. n. 7 del 2002 e dal relativo regolamento di attuazione;

b)   nel caso di residenze turistico alberghiere di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 5 della l.p. n. 7 del 2002, di esercizi alberghieri esistenti aventi una ricettività in appartamenti forniti di autonoma cucina superiore al 30 per cento del totale dei posti letto, nonché di villaggi alberghi di cui alla lettera d) del medesimo comma 1 gestiti in forma di residenze turistiche alberghiere, la deroga può essere concessa solamente per gli interventi riguardanti le parti ad uso comune, a termini dell'articolo 48 della l.p. n. 7 del 2002, ovvero per gli interventi intesi a trasformare l'esercizio in un albergo, albergo garnì o villaggio albergo di cui alla lettera a) del presente numero 1);

2)   opere di riqualificazione urbanistica ed edilizia di edifici o complessi di edifici esistenti da destinare, in tutto o in parte, ad attività ricettiva alberghiera di elevata qualità, ai fini di valorizzazione turistica del patrimonio edilizio esistente, anche con cambio di destinazione d'uso purché compatibile con i fini di riqualificazione degli edifici o complesso di edifici interessati. Gli esercizi alberghieri devono avere una classifica non inferiore a 4 stelle superior, ai sensi dell'articolo 7 della legge provinciale sulla ricettività turistica 15 maggio 2002, n. 7. La deroga non è ammessa per gli interventi riguardanti edifici soggetti alla disciplina di tutela del patrimonio edilizio montano nonché in caso di demolizioni e crolli di edifici già avvenuti;

3)   opere di riqualificazione di rifugi alpini ed escursionistici esistenti;

4)   opere di riqualificazione e adeguamento tecnologico di impianti di risalita esistenti, ivi comprese le attrezzature ed infrastrutture connesse allo svolgimento degli sport invernali e le altre infrastrutture ammesse nelle aree sciabili, ai sensi delle disposizioni stabilite in materia dal PUP e delle relative disposizioni attuative, purché siano state valutate positivamente dagli organi provinciali competenti ai fini del rilascio delle relative autorizzazioni nell'ambito delle procedure di cui alla legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7;

5)   realizzazione di strutture sportive da destinare ad uso pubblico;

6)   opere di riqualificazione dei servizi nei complessi ricettivi all'aperto esistenti, anche con limitati aumenti di ricettività, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 22, comma 4, dell'allegato B (Norme di attuazione) del piano urbanistico provinciale, approvato con legge provinciale 27 maggio 2008, n. 5. Le aree destinate alla sosta degli autocaravan ai sensi dell'articolo 13, comma 3 della legge provinciale 13 dicembre 1990, n. 33 possono usufruire della procedura di deroga urbanistica nel caso in cui queste risultino inserite nell'ambito di una riqualificazione della struttura ricettiva esistente e che vengano realizzate nelle immediate adiacenze di un campeggio;

7)   opere di riqualificazione di strutture ricettive esistenti, diverse da quelle di cui ai numeri precedenti, ricadenti in aree a parco naturale provinciale.

B - Opere destinate ad attività economiche di interesse generale:

1)   complessi industriali;

2)   complessi artigianali; strutture per deposito, magazzinaggio, vendita di materiali, componenti e macchinari impiegati nell'industria delle costruzioni; rivendite di autoveicoli, purché venga esercitata anche l'attività di riparazione e manutenzione dei veicoli. Le imprese devono essere dotate di un consistente numero di dipendenti ovvero risultare rilevanti per la realtà economica locale;

3)   opere riguardanti istituti di credito ordinario e i consorzi fidi;

4)   opere riguardanti cooperative per la conservazione, trasformazione e vendita di prodotti alimentari e prodotti agricoli locali;

5)   edifici da destinare a sede di associazioni di categoria rappresentative delle imprese industriali, artigianali ed agricole nonché ad attività di servizio a favore delle imprese associate effettuate dalle associazioni medesime o da società partecipate dalle stesse purché tali attività si svolgano nel medesimo edificio destinato a sede dell'associazione;

6)   opere riguardanti aziende agricole gestite da imprese iscritte alla sezione prima dell'archivio provinciale delle imprese agricole di cui alla legge provinciale 4 settembre 2000, n. 11 e successive modificazioni, purché soddisfino i requisiti dimensionali minimi di cui alla deliberazione della Giunta provinciale adottata ai sensi dell'articolo 37, comma 4, lettera a), numero 4), delle norme di attuazione del PUP, qualora previsti in relazione all'orientamento produttivo dell'azienda. La deroga per interventi riguardanti la realizzazione di fabbricati ad uso abitativo può essere rilasciata purché siano rispettate le condizioni stabilite con la predetta deliberazione della Giunta provinciale;

7)   opere per l'esercizio dell'attività di commercio all'ingrosso aventi rilevanza nella realtà economica locale, con esclusione degli interventi che possono interessare aree produttive del settore secondario di interesse provinciale. I predetti interventi possono prevedere anche l'esercizio complementare del commercio al dettaglio, subordinatamente al rispetto della disciplina prevista per tale attività, sempreché siano rispettati i limiti delle medie strutture di vendita, sia trattata esclusivamente la vendita dei prodotti indicati nell'articolo 10, comma 7, della legge provinciale sul commercio e permanga la prevalenza dell'attività di commercio all'ingrosso (28);

8)   opere finalizzate alla riqualificazione ovvero all'apertura di esercizi commerciali che svolgono attività di "multiservizi", ai sensi delle disposizioni attuative dell'articolo 24 della legge provinciale 8 maggio 2000, n. 4, nonché di esercizi che svolgono attività di vendita mista, sia di generi alimentari che di generi non alimentari, ed operano in comuni, ovvero frazioni o località di comuni, carenti di esercizi commerciali, sempreché la superficie commerciale complessiva finale non risulti superiore a 200 mq nei comuni con popolazione residente non superiore a 10.000 abitanti e non superiore a 300 mq negli altri comuni. Ai fini del rilascio della deroga il comune attesta la sussistenza della situazione di carenza degli esercizi commerciali predetti. La deroga è limitata ai soli indici edilizi (altezza, limiti di superficie o cubatura) previsti dagli strumenti di pianificazione urbanistica locale ed è quindi esclusa nel caso di contrasto con la destinazione di zona. Non sono in ogni caso derogabili le disposizioni attuative di cui alla legge provinciale n. 4 del 2000 in materia di disciplina dell'attività commerciale in provincia di Trento.

C - Opere destinate ad attività culturali, sociali, assistenziali o religiose

D - Opere nei settori del trasporto pubblico, della sicurezza pubblica, della sanità e dell'igiene

E - Opere di infrastrutturazione e di urbanizzazione

1)   Per opere d'infrastrutturazione s'intendono quelle di cui all'articolo 36 di questo regolamento.

2)   Nel caso di impianti di distribuzione di carburante, sono ammessi solamente gli interventi di riqualificazione e razionalizzazione di impianti esistenti.

   La deroga può riguardare anche la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo o nei locali situati al piano terreno di edifici esistenti alla data di entrata in vigore della legge n. 122 del 1989 (7 aprile 1989) di pertinenza di unità immobiliari con destinazione diversa da quella residenziale, al fine di soddisfare gli standard fissati con deliberazione della Giunta provinciale, ai sensi dell'articolo 59 della legge, nei limiti delle dotazioni minime previste dalla deliberazione medesima. Per il rilascio della deroga si osservano le condizioni dettate in materia dall'articolo 46 del regolamento e dell'allegato B.

F - Interventi di adeguamento degli edifici esistenti e relative pertinenze alle esigenze abitative delle persone in situazione di grave handicap

Interventi di adeguamento di edifici esistenti e relative pertinenze finalizzati alla dotazione di spazi e strutture necessari per garantire una migliore qualità della vita alle persone in situazione di handicap grave, tenuto conto anche delle finalità perseguite dalla Provincia con la legge provinciale 10 settembre 2003, n. 8 (Disposizioni per l'attuazione delle politiche a favore delle persone in situazione di handicap), nel rispetto delle seguenti condizioni:

a)   gli eventuali ampliamenti volumetrici laterali o in sopraelevazione non potranno superare i 100 metri cubi;

b)   la realizzazione di parcheggi coperti nelle aree di pertinenza dell'edifico principale non potrà superare gli standard stabiliti dalla Giunta provinciale ai sensi dell'articolo 59 della legge urbanistica provinciale;

c)   la richiesta deve essere accompagnata dalla certificazione di situazione di handicap grave rilasciata ai sensi dell'articolo 4 della l.p. n. 8 del 2003;

d)   la relazione tecnica allegata al progetto deve indicare l'impossibilità ovvero l'eccessiva onerosità di soluzioni alternative, nel rispetto delle norme urbanistiche vigenti, rispetto a quelle proposte.

G - Opere destinate allo svolgimento di attività fieristiche

H - Opere da realizzare da parte di soggetti che svolgono funzioni di interesse pubblico sulla base di convenzioni con la Provincia previste da norme provinciali

Allegato B

Criteri per la realizzazione in deroga di parcheggi interrati o al piano terreno di edifici esistenti negli insediamenti storici (articolo 46 del regolamento)

A - Realizzazione di parcheggi situati al piano terreno di edifici esistenti

La creazione degli accessi dei parcheggi situati al piano terreno degli edifici, compatibilmente con la categoria di intervento ammessa dagli strumenti pianificatori, dovrà essere effettuata sfruttando preferibilmente la preesistenza di fori, ovvero tramite l'allargamento di una porta o di un portone esistenti oppure mediante la trasformazione di una finestra in portone o, in alternativa, attraverso l'apertura di un nuovo foro per l'accesso veicolare.

Ognuna di queste soluzioni richiede peraltro modalità esecutive che rimangano, per quanto possibile, coerenti con i caratteri dell'edificio, tenendo quindi come riferimento generale la disciplina delle singole categorie d'intervento del PRG (restauro, risanamento, ristrutturazione).

Per quanto concerne la trasformazione o l'apertura di nuovi fori devono essere osservati in ogni caso i seguenti criteri:

a)   COLLOCAZIONE: il nuovo foro dovrà essere posizionato rispettando, ove possibile, sia eventuali assi di simmetria di facciata, sia gli allineamenti orizzontali più significativi determinati dalle altre aperture al piano terra (porte, portoni, vetrine);

b)   FORMA: dovrà essere equilibrata e proporzionata rispetto anche alle altre aperture esistenti al piano terra di modo che siano compatibili con le dimensioni e la tipologia degli altri fori presenti nell'edificio;

c)   MATERIALI: sono ammessi portoni o basculanti solo in legno naturale o dipinto in sintonia con eventuali portoni o scuri già presenti, avendo cura che le rifiniture (contorni) della nuova apertura riprendano i caratteri dei fori adiacenti.

B - Realizzazione di parcheggi interrati al servizio di edifici esistenti

Nel caso della realizzazione di parcheggi interrati, qualora siano localizzati negli spazi liberi del centro storico, in quanto altre soluzioni non siano percorribili, si ritiene che, coerentemente agli orientamenti seguiti nella redazione dei piani dei centri storici, debbano comunque essere salvaguardate le caratteristiche degli stessi. Per tale motivo è ammessa la costruzione di una sola rampa comune d'accesso, posto che essa comporta necessariamente la riduzione della superficie libera. I muri delle rampe vengano realizzati in modo da poter essere rivestiti in pietra locale o ricoperti da rampicanti sempreverdi. Le superfici del piazzale, della corte, dell'orto o del giardino, siano sistemate con materiali e modalità tradizionali, come ciottoli, cubetti, lastre in calcare, porfido, granito, etc. evitando le pavimentazioni in formelle di cemento. Nel caso in cui siano poste in opera delle coperture a verde, si dovrà avere cura che la stessa abbia uno spessore tale da permettere la crescita di cespugli, arbusti e piccole piante.

La realizzazione di uno o più garage interrati dovrebbe divenire quindi anche occasione di riqualificazione degli spazi liberi come corti, cortili e orti, i quali spesso sono lasciati in stato di degrado o di abbandono, seguendo criteri rispettosi dei caratteri originari e del rapporto pieno/vuoto.

Infine, qualora l'intervento interessi terreni in pendenza o terrazzati, si dovrà porre attenzione a non alterare il profilo del terreno ed il suo andamento naturale. Anche in questo caso, per quanto attiene alle specifiche modalità costruttive, il portone o basculante dovrà essere in legno e inserito in una struttura rifinita con modalità tradizionali (rivestimento in pietra, architrave in legno, ferro o pietra).

NOTE

(1)   Articolo aggiunto dall'art. 1 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(2)   Articolo aggiunto dall'art. 1 del d.p.p. 5 marzo 2012, n. 4-79/Leg.

(3)   Comma aggiunto dall'art. 1 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg.

(4)   Articolo così modificato dall'art. 2 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e dall'art. 2 del d.p.p. 5 marzo 2012, n. 4-79/Leg.

(5)   Articolo così modificato dall'art. 3 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e dall'art. 2 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg. Per l'attuazione del comma 1, lettera a) vedi la deliberazione della giunta provinciale 30 dicembre 2013, n. 2852.

(6)   Articolo così modificato dall'art. 3 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(7)   Articolo così modificato dall'art. 4 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg.

(8)   Articolo così modificato dall'art. 5 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e dall'art. 4 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(9)   Articolo così modificato dall'art. 5 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(10)   Articolo così modificato dall'art. 6 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg.

(11)   Lettera così sostituita dall'art. 7 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg   .

(12)   Articolo aggiunto dall'art. 8 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e così modificato dall'art. 6 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(13)   Articolo così modificato dall'art. 9 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg.

(14)   Comma così modificato dall'art. 3 del d.p.p. 5 marzo 2012, n. 4-79/Leg.

(15)   Comma aggiunto dall'art. 4 del d.p.p. 5 marzo 2012, n. 4-79/Leg.

(16)   Comma aggiunto dall'art. 10 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg.

(17)   Articolo così sostituito dall'art. 7 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg; per una disposizione transitoria connessa alla sostituzione vedi l'art. 17, comma 1 dello stesso d.p.p. n. 13-115/Leg del 2013.

(18)   Comma così modificato dall'art. 8 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg; per una disposizione transitoria connessa alla modificazione vedi l'art. 17, comma 1 dello stesso d.p.p. n. 13-115/Leg del 2013.

(19)   Articolo così sostituito dall'art. 9 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg; per una disposizione transitoria connessa alla sostituzione vedi l'art. 17, comma 1 dello stesso d.p.p. n. 13-115/Leg del 2013.

(20)   Articoli abrogati dall'art. 10 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(21)   Articolo già modificato dall'art. 11 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg, e così sostituito dall'art. 11 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg (per una disposizione transitoria connessa alla sostituzione vedi l'art. 17, comma 1 dello stesso d.p.p. n. 13-115/Leg del 2013).

(22)   Articolo abrogato dall'art. 12 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(23)   Comma abrogato dall'art. 13 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(24)   Articolo così modificato dall'art. 14 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(25)   Articolo così modificato dall'art. 13 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e dall'art. 15 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(26)   Articolo così modificato dall'art. 14 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg e dall'art. 33 della l.p. 14 maggio 2014, n. 3 (che ha abrogato il comma 3).

(27)   Allegato così modificato dall'art. 15 del d.p.p. 13 settembre 2011, n. 14-72/Leg, dall'art. 5 del d.p.p. 5 marzo 2012, n. 4-79/Leg, dall'art. 1 del d.p.p. 15 novembre 2012, n. 23-98/Leg e dall'art. 16 del d.p.p. 26 luglio 2013, n. 13-115/Leg.

(28)   Per la legge provinciale sul commercio vedi, a essere precisi, la legge provinciale sul commercio 2010.